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Vedelago, sigilli all’appartamento del boss mafioso

Sequestrato l’alloggio di Ferrante nel residence Le Barchesse di villa Corner a Cavasagra

VEDELAGO. Scoperti e confiscati beni di «Cosa Nostra» a Treviso. Su ordine del Tribunale di Palermo, ieri mattina, i carabinieri di Castelfranco hanno messo i sigilli ad un appartamento a Cavasagra di proprietà di Francesco Ferrante, sessantaduenne imprenditore ritenuto affiliato alla famiglia mafiosa di Salvatore Lo Piccolo considerato l’erede di Bernardo Provenzano e arrestato nel 1007 dopo 25 anni di latitanza. Lo stesso boss già emerso su altri investimenti della Piovra nel Veneto.

Questa volta si tratta di una multiproprietà che si trova all’interno del residence «Le Barchesse» a fianco di villa Corner. Un residence prestigioso vicinissimo al centro di Cavasagra realizzato ristrutturando la barchessa annesa alla villa palladiana. Un indirizzo considerato «esclusivo» che ospita associazioni artistiche importanti, studi professionali e di cui una parte è stato trasformato in multiproprietà.

Si è così scoperto che con questa formula, uno degli appartamenti era stato acquistato da un boss mafioso di Palermo, Francesco Ferrante che si era aggiudicato l’uso esclusivo per la ventottesima settimana di ogni anno. Affare concluso, secondo gli investigatori dell’Antimafia, con i soldi provenienti dalle attività criminali. Si aggirano comunque sui 6 milioni di euro i beni sequestrati ieri di proprietà di Ferrante che, prima di venir arrestato il I dicembre 2007, aveva esteso i suoi affari fino a Treviso. Ma i carabinieri hanno confiscato anche due società commerciali di cui con sede a Perugia, un paio di imprese, quote societarie di una immobiliare. Oltre a due ville, 14 terreni agricoli e quattro conti correnti bancari. I magistrati palermitani, con le confische, hanno voluto colpire il patrimonio mafioso che ormai si ramifica in tutta Italia e anche all’estero.

Un fenomeno,quello degli investimenti nel Nordest gestiti dai boss di Cosa Nostra, ormai confermato da numerose indagini. Lo stesso procuratore nazionale antimafia Piero Grasso aveva sottolineato quanto si era estesa: «La criminalità organizzata è ormai una realtà anche al Nord. E’ nelle regioni più ricche che cerca la maggiore redditività ai suoi investimenti». Il clan palermitano di Salvatore Lo Piccolo aveva proprio questa strategia per «pulire» il denaro del suo clan. Puntava a investimenti nel Veneto, compreso Treviso. E Ferrante era uno dei suoi uomini che si occupavano di questo.

Le indagini dei carabinieri stanno ora cercando di scoprire
la rete di collusioni in sede locale che aveva permesso all’uomo di Cosa Nostra di acquistare quell’immobile prestigioso all’interno del residence a Cavasagra. Potrebbero essere anche società che, pur sapendo per conto di chi investivano quel denaro, hanno ugualmente deciso di condurre l’affare.

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