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Oderzo, fuori pericolo il bimbo di sei anni ferito a Miami

Durante i festeggiamenti è stato colpito da uno sparo: vivo per miracolo

ODERZO. La pallottola si è fermata a mezzo centimetro dal cuore. È vivo per miracolo A.F. (usiamo solo le iniziali a tutela della sua privacy), il bimbo di 6 anni operato dopo essere stato colpito a Miami da un proiettile vagante la notte di S. Silvestro. Il bambino di Oderzo si trovava coi genitori e il fratellino in Florida, ospite in casa di amici per un breve periodo di vacanza nella città statunitense.

Ha dell’incredibile la vicenda, fortunatamente a lieto fine, che vede protagonista una giovane famiglia opitergina in vacanza negli States. Lui, il padre, è un trentasettenne artigiano del mobile rustico che possiede uno stabilimento a Chiarano. Lei, la moglie coetanea e casalinga, che organizza da tempo la prima vacanza della loro vita a Miami. Loro i bimbi di due e sei anni che li seguono sognando i telefilm di azione americani.

Partono il 28 dicembre per trascorrere Capodanno al caldo. La località scelta per la vacanza è la Florida, famosa per il clima sempre caldo e per le spiagge assolate. Ideale dunque per rilassarsi soprattutto se si può usufruire dell’ospitalità di amici. Tutto va per il meglio fino alla fatidica sera di Capodanno. La famiglia viene invitata a trascorrere la festa al ristorante italiano MaiTardi che si trova nella trentanovesima strada Northeast del Design District, quartiere alla moda dove si trovano tra i migliori locali della città. Il gruppo cena all’aperto, in un patio, visto che la temperatura è assolutamente mite. Ad un certo punto, verso lo scoccare della mezzanotte, si sentono degli spari, simili a colpi di fucile, molto vicini alla zona dove sono collocati i tavoli. Nessuno dei presenti ci fa caso più di tanto. E’ tipico anche da quelle parti festeggiare l’arrivo del nuovo anno con botti e fuochi artificiali.

La festa riprende, ma A. dopo un po’ comincia a lamentarsi per un mal di pancia. La famiglia decide di tonrnare nel proprio alloggio intorno l’una, le 7 del mattino del 1 gennaio secondo il fuso orario italiano. L’insistente lamento del bimbo convince i famigliari a togliergli la maglia. Solo allora si scopre una macchia di sangue, sotto la quale si cela un foro sulla pelle. A. si sente male e comincia a vomitare. Scatta l’allarme. I genitori insieme al gestore del ristorante del quale erano ospiti accompagnano il bambino al vicino Mount Sinai Hospital. Dopo i primi accertamenti, i medici decidono di trasferirlo con un’ambulanza del Miami Beach Fire Rescue al Jackson Memorial Hospital dove si procede con un intervento d’urgenza.

C’è da togliere un proiettile che i medici individuano essere conficcato nel torace del bambino. A. viene ricoverato nel Trauma Unit e sottoposto ad un delicato intervento. La pallottola, che sarà poi accertato essere stata sparata da un fucile, si è fermata a mezzo centimetro dal cuore. L’operazione riesce perfettamente. I genitori, dopo ore di angoscia, tirano un sospiro di sollievo quando il bimbo viene trasferito nel reparto di terapia intensiva dove rimarrà in osservazione per altre 48 ore.

Sono ore di angoscia, ma alla fine l’angelo custode sembra avere steso le sue potenti ali su A. che ieri mattina si è svegliato sotto shock. Si è reso conto di quanto gli è accaduto e reagisce piangendo davanti ai genitori che non dormono da quasi due giorni. Mamma e papà lo rassicurano, dicendogli che tutto andrà per il meglio
perché il peggio è passato. Intanto i media americani si mobilitano. Al Jackson Memorial Hospital giunge il sindaco di Miami per rassicurasi che il piccolo ospite italiano sia fuori pericolo. I medici confermano che non si teme più per la sua vita. Tutti concordano: il bambino è vivo per miracolo.

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