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Il vero conto del S.Artemio
ottanta milioni di euro

Ottanta milioni di euro e spiccioli.

Questo il costo finale della ristrutturazione del Sant’Artemio, ex ospedale psichiatrico con splendido parco e, fra poco, nuova sede della Provincia di Treviso. Più del doppio dei 35 milioni previsti a suo tempo da Luca Zaia, mente dell’operazione. Tra i costi, anche i 531 mila euro per le sedie.
La nuova sistemazione della sede e degli uffici della Provincia di Treviso è incantevole. Un restauro conservativo di primordine, le nuove cubature agganciate ai fabbricati storici, sottopassi e bretelle stradali per accedervi. Onore al merito, l’aver tolto l’ex manicomio provinciale di Sant’Artemio - l’ospedale dei matti - al deplorevole stato di degrado e abbandono nel quale versava.

 La nuova Provincia ora è a quattro chilometri dal centro storico, nel cuore di un parco pubblico di 70 ettari. Un sogno realizzato a tempo di record: poco più di cinque anni dalla firma del protocollo d’intesa (4 febbraio 2004) alla consegna dei lavori (luglio 2009).

Tempi che fanno impallidire le lungaggini di progetti mai diventati realtà come il nuovo stadio, il velodromo, l’albergo nell’ex tribunale, la metropolitana di superficie. Figlia di uno scatto di reni di Luca Zaia, spazientito dall’interminabile tira e molla con Dino De Poli per un posto nell’area Appiani, l’operazione Sant’Artemio è partita sotto gli auspici del risparmio. «Rispetto al progetto in area Appiani ci costerà la metà - disse l’allora presidente della Provincia e attuale ministro - approssimativamente 35 milioni di euro. Compresi la viabilità e il recupero di tutti gli edifici». Ancora più ottimista il suo successore, Leonardo Muraro: che addirittura definisce - nel sito internet del progetto - l’operazione «a costo zero per le casse dell’Amministrazione provinciale».

 Chi si prende la briga di smentire il presidente è un consigliere provinciale dei Comunisti italiani, Stefano Mestriner: «Le somme già impegnate superano abbondamentemente le cifre che continua a fornire Muraro, che dovrebbe dedicare un po’ più tempo a leggere con maggiore attenzione quello che scrivono i suoi uffici. Il recupero edilizio è costato alla Provincia un’infinità di soldi: un’opera faraonica a carico dei trevigiani a causa delle manie di grandezza di Zaia e del suo successore che hanno preferito concentrare le risorse dell’ente nella realizzazione di questa nuova sede piuttosto che in opere di edilizia scolastica e viabilità».

 Insomma, il lavoro è bello ma il suo costo assomiglia al quarto mistero di Fatima. Zero, trentacinque, quarantadue o cinquantotto milioni? Conviene fare un po’ di storia.

L’acquisto.

Il 18 maggio 2004 Luca Zaia e Claudio Dario firmano un preliminare di compravendita per l’area di proprietà dell’Usl 9, fissando il prezzo di acquisto in 9.022.598 euro. Il progetto. Il preliminare unificato viene approvato il giorno 11 novembre 2004. Prevede un primo stralcio per il restauro e la ristrutturazione urbanistica, un secondo stralcio per la viabilità di accesso all’area. Per un importo complessivo di 67,1 milioni di euro. Il 21 novembre 2005 si approva il progetto definitivo integrato dei lavori di ristrutturazione (esclusa la viabilità) per 57,1 milioni di euro, pagabili attraverso 42,9 milioni (in parte attraverso trasferimento di beni per 18 milioni) e 14,1 con somme a disposizione dell’ente.

L’appalto.

 Il 25 maggio 2006 la commissione di gara, dopo otto sedute, aggiudica l’appalto integrato alle imprese: Setten Genesio srl di Oderzo, Asolo costruzioni e restauri snc di Monfumo, Brussi Costruzioni srl di Susegana, Bettiol srl di Arcade, Fiel srl di Ceggia, I.C.M. costruzioni spa di Gorgo al Monticano, Numeria s.g.r. spa di Treviso. Le perizie suppletive. Sono quattro (27 dicembre 2007 la prima variante, il 18 novembre 2008 la seconda, il 19 marzo 2009 la terza, il 19 giugno 2009 la quarta) per importi rispettivamente di 1,8 milioni di euro, 1,5 milioni, 2,3 milioni, 436 mila euro.

 Le sedie.

E poi le somme necessarie per gli arredi (2 milioni e 52 mila euro più Iva), le già citate sedute (531 mila più Iva), gli arredi di mensa e bar (303 mila euro più Iva), la segnaletica esterna (96 mila euro più Iva), il trasloco (68 mila euro più Iva), il nuovo hardware (185 mila euro più Iva), l’arredo urbano (24 mila € più Iva).

 I costi.

Insomma, fatti i conti - sommando l’acquisto dell’area, l’importo dei lavori con le 4 varianti suppletive, i lavori per la viabilità, gli arredi, l’impianto fotovoltaico - e lasciando fuori i lavori non ancora eseguiti (ex teatro, case Stefani, villa Soliani) e la stazione ferroviaria, l’importo è molto diverso. «Allo stato attuale i costi dell’operazione Sant’Artemio ammontano a 80,7 milioni di euro» denuncia Stefano Mestriner, senza timore di essere smentito.

 L’apertura.

Forse anche per questo l’inaugurazione sarà all’insegna della
sobrietà. La stessa descritta nel 1918 da Augusto Tamburini ne «L’assistenza degli alienati in Italia e nelle varie nazioni»: saluta il manicomio di S.Artemio - «situato in saluberrima plaga» - così: «Nella costruzione dell’Istituto si è bandita ogni spesa di lusso». Ecco, esatto. (1.continua)

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