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Le motivazioni: non ci fu
vilipendio del cadavere

Il sezionamento del cadavere di Iole Tassitani, compiuto da Michele Fusaro poche ore dopo che l'aveva rapita nel dicembre del 2007 a Castelfranco Veneto (Treviso), ha assorbito in sede di valutazione della pena il reato di vilipendio. E' una delle indicazioni che emergono dalla motivazione della sentenza che aveva condannato il falegname di 42 anni di Bassano del Grappa (Vicenza) a 30 anni di reclusione, a conclusione del rito abbreviato.

Il Pm veneziano Roberto Terzo aveva chiesto l'ergastolo. La sentenza aveva sollevato diverse polemiche e iniziative della famiglia della vittima per chiedere che in casi simili non possa esserci il rito abbreviato.

La motivazione, depositata nella serata di ieri, affronta questioni tecniche relative al computo della pena, in relazione anche al fatto che si e' seguito il rito abbreviato, ma evidenzia, tra l'altro, che appare poco probabile che Fusaro possa aver deciso di uccidere la donna prima di sequestrarla.

''Chi premedita un
omicidio e non puo' permettersi, come nel caso in cui il piano preveda una successiva richiesta di riscatto, di far ritrovare il cadavere, predispone il modo in cui occultarlo''. Fusaro, invece, si e' trovato ''alle prese con un cadavere del quale non e' riuscito, per dieci giorni, a liberarsi''.

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