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"Legato ad Al Qaeda": espulso

Abitava a Francenigo di Gaiarine Mohammed Essadek, marocchino di 39 anni, accusato di essere collegato ad Al Qaeda ed espulso sabato con provvedimento firmato dal ministro dell’Interno Roberto Maroni. Insieme a lui è stato allontanato dall’Italia un tunisino, Sghaier Miri, 34 anni, che viveva a Manzano (Udine). Non risulta che stessero progettando un attentato anche se ne parlavano

spesso, sottolineando che l’esplosione di una bomba in Italia avrebbe avuto effetti devastanti. Facevano attività di proselitismo e pare parlassero del valore del martirio. Sarebbero confermati contatti con Al Qaeda. Essadek è sposato con due figli e lavorava in un mobilificio a Gaiarine.
Il terrorismo di Al Qaeda aveva un suo uomo nella Marca: Mohammed Essadek, marocchino di 39 anni residente a Francenigo di Gaiarine. Questo secondo il ministero dell’Interno che sabato mattina l’ha prelevato ed espulso con provvedimento firmato dallo stesso Maroni. Con lui, Sghaier Mini, tunisino di 34 anni, ex leader della comunità musulmana salafita di Manzano. Secondo l’indagine coordinata dalla direzione antimafia di Triste erano «pericolosi per la sicurezza nazionale».

L’accusa. Secondo quanto trapela dal ministero i due extracomunitari, frequentatori del centro musulmano di Pordenone, erano legati a ad Al Qaeda, il gruppo terroristico che fa capo a Osama Bin Laden, parlavano degli effetti di una possibile bomba ed erano disposti al martirio. In una delle intercettazioni disposte dagli inquirenti Sghaieri Miri, il tunisino, avrebbe parlato di attentato ed esplosione e Mohammed avrebbe detto frasi come: «Ogni credente è legittimato a chiudere con il martirio il proprio percorso di vita spirituale».

L’indagine. Tutto nasce da una vasta operazione di controllo avviata dalla Procura triestina mesi fa, quella che aveva portato ad una imponente opera di setaccio tra le file degli immigrati nel nordest. Di lì le operazioni si sono concentrate su alcuni elementi specifici, uno di questi Mohammed Essadek. L’uomo, residente in Italia dal ’93 con regolare permesso di soggiorno, è stato sottoposto a un’indagine mirata che ne ha controllato spostamenti e contatti, telefonate, lettere. Quelle che riceveva a casa e che si faceva recapitare sul luogo di lavoro: una delle fabbriche dell’area industriale di Gaiarine. Tra le carte sarebbero stati trovati volantini e materiale compromettente. Di lì, la notifica dei risultati dell’indagine al Ministero che ha avviato la procedura d’espulsione «per sicurezza nazionale» sospettando che Essadek e Miri facessero parte di una organizzazione finalizzata al terrorismo internazionale.

L’espulsione. Il ministro Maroni ha firmato il provvedimento il 20 febbraio, ma le autorità del Marocco e della Tunisia hanno autorizzato il rientro in patria solo due giorni fa. Di qui l’ultima firma, quella del giudice di pace di Treviso (arrivata sabato pomeriggio) e il nulla osta della procura di Trieste. Gli uomini della Digos di Pordenone, che hanno condotto l’indagine, hanno suonato nella piccola casa di Francenigo di prima mattina, accompagnati da agenti e responsabili della Digos trevigiana. Hanno prelevato Essadek e l’hanno portato a Bologna, dove è stato fatto salire su un volo della Royal Air Maroc. E Miri decollava da Fiumicino con un volo dell’Alitalia per Tunisi.

Ricorso. Ma la procedura è già materia di contenzioso legale. «Faremo ricorso - annuncia infatti Francesca Casetta, legale di Mohammed Essadek, chiamata ad occuparsi del caso nello stesso esatto momento in cui il 38enne veniva caricato a bordo dell’aereo - il provvedimento fa riferimento a documenti che devono essere vagliati attentamente». Anche perchè
l’inchiesta avviata dalla procura di Trieste, con il sostituto Giorgio Milollo si era chiusa con l’archiviazione. Restano i dubbi ora sulla sorte della famiglia di Essadek, la moglie e i due figli. Alla compagna di Miri infatti è stato già revocato il permesso di soggiorno nel territorio italiano.

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