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Cassa integrazione anche alla Diadora

Cassa integrazione in Diadora: a casa 61 dei 252 dipendenti complessivi a Caerano San Marco. Il gruppo, produttore di calzature e articoli sportivi, è l’ennesima “vittima” della crisi: il calo del fatturato (sceso a 134 milioni di euro, erano 150 nel 2007), dovuto soprattutto alle flessioni nei mercati italiano, statunitense e dell’Europa dell’est, si traduce in un pesante piano di riduzione della forza lavoro. Sono 61 i lavoratori considerati attualmente in esubero: è probabile - lo chiede il sindacato - che la cassa integrazione speciale venga applicata a rotazione.

Le posizioni dovrebbero riguardare una trentina di ruoli fra direzionale e commerciale, e altrettanti nella logistica e sviluppo del prodotto. La produzione vera e propria è stata delocalizzata praticamente per intero.

Ieri a Caerano San Marco si sono tenute le assemblee di fabbrica in cui il sindacato ha presentato ai lavoratori il quadro di questa difficile situazione. «E’ una crisi che non accenna a diminuire, anzi - dice Antonio Confortin, segretario provinciale della Uil di Treviso - i numeri sono sempre più pesanti: nei primi due mesi dell’anno abbiamo registrato quasi 2.650 casi di problemi occupazionali tra licenziamenti e casse integrazione. La Diadora, nel caso specifico, paga il calo sul mercato nazionale e in quello statunitense».

Sotto la lente delle banche ci sarebbe anche la situazione debitoria del gruppo di Caerano San Marco, impegnato in un difficile percorso intrapreso un paio d’anni fa per raddrizzare i conti. La luce in fondo al tunnel sembrava essere arrivata nella seconda metà del 2008, dopo una discesa che aveva visto i volumi d’affari passare dagli oltre 300 milioni di euro di consolidato nel 2003 a meno di 150 milioni nel 2007. In questo dimezzamento aveva pesato anche la cessione del marchio Invicta (zaini e abbigliamento da montagna) a fine 2005.

La cura dimagrante per razionalizzare le spese, messa in atto dall’attuale amministratore delegato, Enrico Mambelli, sembrava essere arrivata al punto d’equilibrio: «La semestrale che presentiamo - aveva detto Mambelli la scorsa estate - rappresenta il raggiungimento dell’equilibrio operativo. Siamo intervenuti investendo nel prodotto, concentrandoci nei segmenti più tecnici e a maggiore valore aggiunto, e infine tagliando le sponsorizzazioni non profittevoli». Ora la crisi rischia di dare una spallata pesante.

Pessime notizie, a pochissimi giorni dalla scomparsa del fondatore Roberto Danieli. «Noi ci impegneremo per limare il numero di lavoratori che l’azienda vuole mettere in cassa integrazione - dice Ancora Confortin - ma le prospettive non sono affatto rosee: tutto
il settore del tessile, abbigliamento e calzature sta soffrendo, la situazione temo sia destinata a peggiorare nei prossimi mesi. A essere colpite in maniera particolare sono le donne: anche nel caso di Diadora, le lavoratrici rappresentano oltre il cinquanta per cento della forza lavoro colpita».

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