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Don Oddo Stocco
lo Schindler di S.Zenone

Un parroco illuminato, capace di grandi gesti, uno Schindler in tonaca nera in un paese della Pedemontana. Ma non basta a entrare negli annali, se quella storia non viene raccontata. E quella di don Oddo Stocco, che salvò, negli anni passati a San Zenone degli Ezzelini, tanti ebrei dalla persecuzione nazi-fascista,

sarebbe rimasta una memoria sussurrata - e sempre più flebile - dalla comunità di quel paese, se qualcuno, qualche anno fa, nel corso di una celebrazione locale del Giorno della Memoria, non si fosse alzato in piedi per raccontare ciò che in quegli anni avvenne tra le proprie mura domestiche.
E se qualcun altro non si fosse messo sulle tracce di quel racconto. Da una, le voci e i racconti diventarono molti, spuntò anche una testimonianza scritta, che fece drizzare gli orecchi al «signor Gildo Pellizzari» (nella foto) .

Non un cattedratico, non uno storico riconosciuto, ma un uomo curioso e tenace che, da quel giorno, si mise a «cercare» la storia di monsignor Oddo Stocco e degli ebrei che, per sua intercessione, trovarono accoglienza e protezione - a rischio della vita dei paesani - nelle case e nei fienili di S. Zenone.
 
Di quel miracolo della solidarietà s’è parlato a Treviso in un convegno promosso da Università popolare e Istresco per il Giorno della Memoria. E Gildo Pellizzari, nel suo intervento (il più seguito) ha spiegato come si è arrivati a ricostruire le vicende che vanno dal 1943 al 1945.

«Quindici pagine di memoria, firmate da don Giuseppe Ceccon e scritte nel 1946 - spiega - sono state per me un innesco potente. Vi si raccontavano le gesta di don Oddo, nel quadro del salvataggio degli ebrei ma anche, a guerra conclusa, del salvataggio di tutta la zona pedemontana dalla carestia provocata da una grandinata epocale. Cinquantatrè sono gli ebrei salvati e testimoniati completamente, ma in mano abbiamo già 58 nomi.

Non è finita, insomma. Da una, due, tre testimionianze, girando di casa in casa e ripassando anche cinque volte, è emerso il capolavoro di quel parroco che convinse un’intera comunità a far “sparire”, nei fienili, nelle rimesse, in locali sotterranei e ben celati, ebrei fuggiti da ogni parte, dal Sud ma anche dall’Est, che fino al 1943 godettero di una relativa libertà ma che, alla stretta finale di un’Italia in mano ai nazisti, rischiarono la vita e in larga parte pagarono con essa la loro fede religiosa.

Don Oddo, morto il 4 agosto del 1958, non ne aveva mai parlato. Le storie emerse, invece, dalla comunità di San Zenone sono incredibilmente vere. C’è chi nascose gli ebrei in un vano inventato e occultato dal fienile e chi svuotò la cisterna delle urine animali, in cortile, per ripulirla, tinteggiarla e farla diventare un bunker introvabile.

C’è l’allora ragazzina che racconta di aver montato la guardia, fingendo
di giocare, davanti al cancello: al primo movimento strano, aveva l’ordine di mettersi a cantare a squarciagola “Quel mazzolin di fiori”.

Di storie così ce n’erano in ogni “corte” del paese. E il motore di tutto fu la straordinaria stima ci cui godeva don Oddo, futuro monsignore».

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