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Infiltrazioni e riciclaggio
la mafia cinese nella Marca

Infiltrazioni della mafia cinese nella

Marca. L’allarme è stato lanciato dal questore Carmine Damiano, in seguito alla scoperta di un laboratorio tessile a Postioma in via Pastore 6. «Dobbiamo verificare la provienenza del capitale - ha detto ieri il numero uno di via Carlo Alberto - è possibile che abbiano voluto riciclarlo qui».
Ad insospettire gli inquirenti è il fatto che la «Confezioni Mary» sia un’azienda regolare nella quale il titolare, a ieri ancora irreperebile, ha investito importanti quantità di denaro, tutto in contante. Cifre che si aggirano sulle diverse centinaia di migliaia di euro. «Non si capisce come tutti questi soldi siano entrati in così breve tempo - ha commentato ieri il questore - a questo punto dobbiamo verificare il possibile impiego di capitale illecito proveniente dalla mafia cinese». Nella Marca torna quindi l’allarme per le infiltrazioni della malavita orientale. Sul caso indaga anche la Guardia di Finanza alla quale è stato affidato il compito di risalire alla provenienza del denaro. Il blitz è scatato l’altra sera. Il titolare dell’esercizio è arrivato nell’estate del 2007 e aveva immediatamente pagato 22.000 euro per regolarizzare i contributi dei suoi collaboratori fino all’agosto di quest’anno. Per non parlare poi dell’acquisto dei diversi macchinari per il laboratorio ed i furgoni. Un investimento che gli inquirenti stimano in qualche centinaia di migliaia di euro. A coordinare l’operazione a Postioma di Paese, il capitano Di Battista della Finanza, Luca Migliorini e Elena Peruffo della Questura, rispettivamente capo di gabinetto e dell’ufficio stranieri. Quello a Postioma è stato il primo di una serie di controlli compiuti nei laboratori tessili gestiti da cittadini di nazionalità cinese, avvenuti sia a Caerano San Marco che a Montebelluna. Dopo i controlli dei documenti su tutti i lavoratori trovati all’interno del laboratorio, tre cinesi sono stati arrestati in violazione della legge Bossi-Fini. A una di questi, incinta, è stato invece rilasciato un permesso di soggiorno valido fino al sesto mese di vita del neonato. E, dopo un ulteriore controllo del locale, è stato anche scoperto un locale caldaie adibito a camera da letto: all’interno c’erano due brande e due comodini. Evidentemente i lavoratori lo usavano per dormire durante le pause. Nel laboratorio c’erano 48 postazioni di lavoro, mentre appese alle pareti c’erano cartelloni in lingua cinese con le «tabelle di marcia» della produzione: 9-23.30, con interruzioni alle 12.30 per il pranzo, alle 18 per la cena e alle 22 per una sorta di «spuntino
serale». Al momento del blitz c’erano una ventina di cinesi, molti dei quali sono scappati, addirittura arrampicandosi sul tetto, quando si sono resi conto dell’arrivo delle forze dell’ordine. Ora le forze dell’ordine stanno cercando di rintracciare il titolare per capire la natura dei suoi soldi.

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