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IL RAMADAN NEGATO

C'è Al Jazeera, si prega anche in italiano

Gli islamici lanciano la festa del 12 settembre

In duecento alla preghiera del ramadan, nel parcheggio di un centro grossisti a Villorba, il tutto ripreso dalle telecamere di Al Jazeera: è andato in scena il rito collettivo del ramadan a Treviso, dove il Comune gestito dalla Lega Nord sta vietando l'utilizzazione di ogni spazio al coperto. Sermone metà in arabo e metà in italiano. Una sfida pacifica. "La nostra volontà è il dialogo", ha detto l'Imam Youssef Tadil, che ha lanciato la "festa del 12 settembre" in segno di riconciliazione: "La faremo tutti gli anni", ha annunciato. Alla festa hanno partecipato anche consiglieri comunali e politici del centrosinistra trevigiano.

Ma le tensioni non si pòacano. Un mediatore culturale, Abdellah Ajouguim, ha iniziato uno sciopero gandhiano della fame per chiedere a istituzioni e amministratori un luogo in cui gli islamici possano pregare. «Allungheremo il digiuno, il Ramadan non durerà solo un mese, sarà uno sciopero della fame e della sete davanti alle istituzioni». I musulmani sono pronti a lottare con la «non violenza», citando Gandhi e Pannella, dopo i giorni ad alta tensione con la Lega Nord.

Giancarlo Gentilini, prosindaco di Treviso, non cede e attacca di nuovo gli islamici di Treviso: "Sono estremisti puri e semplici. Questo estremismo l'ho trovato solo in coloro che hanno distrutto le Torri Gemelle". Lo ha fatto con un intervista a "Il Giornale": "Quando si sbandiera la volonta' di infrangere le leggi, e si ha il coraggio di dire che se ne fregano del sindaco di Treviso e delle leggi italiane, e che nemmeno l'esercito potra' sloggiarli da la', allora siamo in presenza non di gente che prega, ma di gente che vuole forzare la mano".

Ribadendola sua linea di "tolleranza a doppio zero" contro ogni tipo di assembramento, Gentilini parla anche di un "disegno diabolico delle frange islamiche estremiste" che hanno preso di mira Treviso "che non ha mai approvato questi insediamenti".

Nel mirino di Gentilini c'è l'associazione "Seconda Generazione" dei giovani islamici di Treviso, fondata nei mesi scorsi da una studentessa universitaria marocchina di 21 anni, Meryem Fourdous. L'associazione, alla vigilia del Ramadan, aveva finalmente trovato uno spazio in affitto, un ex negozio nel quartiere popolare di san Liberale, per farne la propria sede.

Una sede subito qualificata dalla Lega come "Moschea" e quindi vietata dai regolamenti urbanistici. In un solo giorno l'amministrazione ha inviato tre volte i vigili urbani per un'ispezione. Attorno alla nuova sede, subito tensione. Prima sono comparse sulle serrande scritte ingiuriose contro Allah e Maometto; poi ci sono stati atti di vandalismi. Infine la stessa Meryem ha ricevuto minacce di morte, su cui la Procura ha aperto un'inchiesta.

A gettare acqua sul fuoco un consigliere leghista, Pierantonio Fanton, che nel corso di una "ispezione" ha avuto una rissa con alcuni islamici. Proprio in seguoto allo scontro, il Questore di Treviso ha chiesto all'associazione di sospendere temporaneamente ogni attività, cosa che i giovani islamici hanno fatto issando però una maglietta nera: "Treviso maglia nera dell'integrazione".

Nel frattempo la tensione tra islamici a Lega è cresciuta anche in altri centri: a Villorba, alle porte di Treviso, dove i musulmani sono costretti a pregare in un parcheggio; a Nervesa
della battaglia, dove il sindaco leghista ha firmato un'ordinanza di sgombero del locale centro islamico; a Colfosco, dove i musulmani pregano in un garage e dove la Lage ha chiesto l'immediata chiusura del locale. Ora le due ultime sfide: lo sciopero della fame e il reportage di Al Jazeera.

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