Alta tensione a Treviso

Rissa tra Fanton e gli islamici
"Mi hanno picchiato", "Ci ha insultati"

Lunedì notte ignoti hanno imbrattato le serrande dell’ex supermercato di San Liberale, trasformato in moschea per il Ramadan. Una citazione dell’Apocalisse e la scritta «Allah è Satana». La tensione è alle stelle. Gentilini avverte: «Vigili di piantone 24 ore su 24: se i musulmani si mettono a pregare, li sgombero». Ma gli islamici non accettano minacce dallo Sceriffo e rispondono a muso duro.

    Il consigliere comunale Pier Antonio Fanton, (nella foto) uno dei «falchi» della Lega Nord da sempre contro gli islamici, ha dichiarato di essere stato aggredito mentre si trovava nei paraggi della moschea provvisoria. «Ho avuto uno scambio verbale con alcuni islamici - ha raccontato Fanton - ad un certo punto sono stato colpito e mi sono ritrovato con il volto saguinante».
    Sempre secondo la sua versione, Fanton, dopo il presunto incidente, è andato al pronto soccorso con il nipote. Ben diversa la versione del gruppo che sta allestando il centro di preghiera: «Quell’uomo ci ha provocato. E’ arrivato qui sputando per terra e insultandoci». La tensione è dunque alle stelle.


    Aria pesantissima dunque a San Liberale, quartiere storico di Treviso che oggi registra il più alto tasso di immigrati residenti della città. Lunedì notte, a poche ore di distanza dall’apertura di una moschea provvisoria per celebrare il Ramadan, ignoti hanno impugnato la bomboletta spray per lanciare un avvertimento alla comunità musulmana sotto forma di citazione dell’Apocalisse di Giovanni, quella del passo sul «falso profeta». Poi la scritta: «Allah=Satana. Il figlio di Satana è Maometto». Ovvero: smammate, toglietevi di torno, non siete graditi. Una scritta chilometrica di colore bianco tracciata dopo la mezzanotte di lunedì - ora in cui i musulmani hanno chiuso la sede forse dopo il primo giorno di preghiera - e notata ieri di prima mattina da un residente del quartiere, che ha subito avvertito le forze dell’ordine. Una scritta che ha gelato il sangue del gruppo che ha allestito la sala, guidato da Abderrhamane Kounti e dai ragazzi di Seconda Generazione, che annunciano una denuncia contro ignoti.

    La tensione è alle stelle, tanto più se si considera che i nervi sono a fior di pelle nella stessa comunità islamica di Treviso, che ormai si è spaccata in due tronconi: l’ala integralista, spesso protagonista di proteste eclatanti contro la Lega come, mesi fa, la preghiera in mezzo alla strada; e le «colombe», che si sono dissociate dagli integralisti andando a pregare a Villorba, nel parcheggio dell’ex moschea del Centro grossisti, chiusa da anni. Un gesto per il quale le «colombe» sono state comunque diffidate dal Comune.

    Ma sono stati i duri e puri i registi dell’operazione San Liberale, che ha fatto imbufalire Gentilini. La Lega è tornata ad alzare il muro: «Non vogliamo moschee a Treviso». E infatti già domenica è scesa in campo. Ma ieri ha messo le mani avanti: «Non siamo noi gli autori del blitz». Qualcuno parla di Forza Nuova ma la Digos, intervenuta sul posto, smentisce: la mano è un’altra, ora si tratta di visionare le telecamere della zona in funzione quella notte.

    Il Carroccio di Ca’ Sugana sta intanto cercando in tutti i modi di far sloggiare i musulmani dall’ex negozio, regolarmente affittato, con la scusa di utilizzo improprio rispetto alla destinazione commerciale. Il vicesindaco Gentilini domenica, giorno di allestimento del centro, aveva spedito i vigili per un primo controllo, e già i toni si erano alterati. Ieri nuovo sopralluogo. E l’avvertimento dello sceriffo: «Se si mettono a pregare, scatta lo sgombero».
    03 settembre 2008
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