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Bassano, la grande sfilata dei 400mila alpini

Ronde di alpini per vigilare sul territorio. S’entusiasma il neoministro del Welfare Maurizio Sacconi, di fronte alle penne nere (e bianche) e al loro «grande cuore». «Siete così generosi che vi chiedo un ulteriore contributo - dice Sacconi lasciando la tribuna di Bassano, “la capitale degli alpini” -: aiutateci nel controllo delle nostre città, dalla sera all’alba». E già che c’è, il neoministro insiste: «Sono certo - dice - che non direbbero di “no” se venisse loro chiesto d’impegnarsi per risolvere ad esempio l’emergenza rifiuti a Napoli».

Sono tiepide, per la verità, le prime risposte che raccogliamo tra gli alpini di Marca che incontriamo a Bassano. Angelo Biz, presidente della sezione Ana di Vittorio Veneto, riflette: «Il problema della sicurezza c’è, ed è altrettanto vero che gli alpini sono generosi, ma questo compito è così delicato che andrebbe ben studiato. Nel passato ci furono idee analoghe, poi decadute, In ogni caso il ministro formalizzi la proposta e la presenti alla presidenza nazionale, che non mancherà di valutarla». E’ stata particolarmente gradita alle penne nere e bianche della provincia di Treviso la partecipazione all’adunata di Sacconi, anche se si è limitata ad alcune ore nel mattino. «Lo ringraziamo per tutte le parole che ha avuto nei nostri confronti, soprattutto sottolineando che l’Ana svolge un volontariato autentico, cioè gratuito - riconosce Giambattista Bazzoli, presidente della sezione di Conegliano - ma gli alpini non sono agenti di pubblica sicurezza, quindi difficilmente potrebbero assumersi assumersi il compito della vigilanza. Anche se non è armata. Rischiano troppo, in tutti i senso. A meno che il loro compito non venga codificato». Per Sacconi però, che tra le varie deleghe ha pure quella del volontariato, non ci sono dubbi: «Gli alpini sono veri volontari e vanno considerati, da questo punto di vista, con migliore attenzione. E per tutta la stima che ho nei loro confronti che li vedrei impegnati molto bene in forme organizzate di collaborazione al controllo del territorio». Magari proprio nelle aree a maggiore rischio, come quelle trevigiane e venete. Quanto poi al possibile impiego anche a Napoli, nell’emergenza rifiuti, precisa: «Di questa tematica si occupano altri ma sono sicuro che gli alpini, se richiesti, risponderebbero: signorsì».

Il ministro avrebbe dovuto aspettare più di 7 ore per veder sfilare gli alpini trevigiani e veneti «dal cuore grande così», come lui stesso li considera. I 10 mila delle sezioni di Valdobbiadene, Vittorio Veneto, Conegliano e Treviso - così citati nell’ordine di sfilata - dovevano partire per i 2.700 metri di percorso ancora alle 14, al più tardi alle 14.30. Hanno mosso i primi passi solo verso le 18. Ma nessuno si è stancato. Neppure i cinque muli del «reparto salmerie» di Vittorio Veneto, con tanto di «servizio bilogico» al seguito, in modo che l’asfalto rimanesse pulito per il
passaggio degli alpini di Conegliano e Treviso. Accanto ad Antonimo De Luca, l’imprenditore forestale che li salvo dalla macellazione nel 1993, ha marciato Maria Rosa Barazza, sindaco di Cappella Maggiore: «Perché sono qui? Fare festa bene, come sanno farla gli alpini, contribuisce a vivere bene».

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