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Pasqua, festa in discoteca: no dei parroci

A San Biagio la paradisiaca "Evangelica". "Si fa business sulla religione"

Una domenica di Pasqua «Evangelica» ma non in chiesa. La festa si tiene al Newyorkjazz nota discoteca di San Biagio di Callalta, e a «celebrarla» non è un sacerdote, ma un famoso dj, Guido Schneider, che arriva addirittura da Berlino. Immediata la condanna dei parroci: «No alla religione utilizzata come business, come operazione di mercato alla stessa stregua del sesso e dell’occulto».
 
Eppure il tema attira. La discoteca, di proprietà di Manuel Venerandi, attende un aumento di pubblico che va dal 20 al 50%. La festa pasquale «Evangelica» annuncia per domenica prossima una scenografia da paradiso, con nuvole, angeli e belle ragazze di bianco vestite. Anche il pubblico è invitato ad indossare abiti bianchi. Tutto per festeggiare a ritmo di musica house e di tendenza. «Un’operazione di mercato che strumentalizza la religione per fare pubblico - dichiara Don Paolo Magoga, parroco di Breda per molti anni impegnato nella Pastorale giovanile della diocesi - quando il mercato non sa dove andare a finire attinge alla religione, come ai temi dell’occulto, del mistero e del sesso. Anche i centri commerciali prendono temi religiosi per dare un colore ad una festa e lanciare un prodotto. Spero che aderisca solo una fascia di persone minoritaria che non ha alternative». La condanna è unanime, ma i parroci sono ben lontani dalla battaglia aperta. «Tutto questo mi fa compassione - dice Monsignor Giorgio Marcuzzo, parroco della Cattedrale - si tratta di operazioni finanziarie. Penso che anche queste trovate finiranno di attirare la gente».

La festa si apre eccezionalmente alle 18, con prezzo speciale di soli 10 euro, per i ritardatari delle 22 il prezzo sale a 20 euro, ma le donne che si prenotano lasciando il proprio nome possono entrare gratis fino alle 24. «Siamo stati i primi, alcuni anni fa, ad aprire il giorno di Pasqua - spiega Venerandi - con un tema specifico. Oggi molti locali ci hanno seguito». Per i parroci però la tendenza è tutt’altro che scontata. «Inutile demonizzare - commenta Don Artemio Favero parroco di Quinto - Certo siamo
di fronte ad un business che va a riempire il tempo vuoto dei giovani. Il cosiddetto religioso proposto in discoteca stuzzica come tutto ciò che è a metà strada tra il lecito e l’illecito. Lo stesso titolo della festa «evangelica» è ambiguo perché richiama alle sotto-sette di origine protestante».

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