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IMPICCATO IN CELLA

Si è ammazzato Lleshi, una delle belve di Gorgo

Gli agenti di custodia lo hanno scoperto alle 17.30: il detenuto aveva appeso le lenzuola alle sbarre La Procura ha aperto un’inchiesta L’avvocato Crea: «Era distrutto dal dolore per quanto combinato»

Artur Lleshi si è ucciso. Il killer di Gorgo al Monticano, accusato di aver massacrato i coniugi Guido e Lucia Pelliciardi, si è ammazzato nella sua cella del carcere Due Palazzi. Lo hanno trovato mercoledì pomeriggio, alle 17.30, gli agenti di polizia penitenziaria. L’albanese di 33 anni si è impiccato alle sbarre usando un lenzuolo. Sull’accaduto è stata aperta un’inchiesta dalla Procura di Padova. Che dovrà ora accertare se effettivamente è stato un suicidio.

Ci aveva provato due volte, Artur Lleshi ad uccidersi. Era successo subito dopo l’arresto, quando ancora si trovava in isolamento. Il 6 settembre aveva usato una camicia per impiccarsi alle sbarre della sua cella. Gli agenti erano arrivati in tempo riuscendo a salvarlo. Nei suoi confronti era scattata la sorveglianza continua, veniva controllato a vista 24 ore su 24. Poi, quando la crisi sembrava superata e la vigilanza era stata lievemente attenutata, Lleshi ci aveva riprovato. Il 21 settembre si è tagliato le vene usando alcune viti. Anche in quel caso gli agenti erano intervenuti per tempo, riuscendo a scongiurare il peggio. Dopo di allora non c’erano stati più problemi. Anzi. L’albanese aveva chiesto, e ottenuto, di uscire dall’isolamento. E aveva chiesto, e ottenuto, di parlare con gli inquirenti. Insomma, sembrava aver definitivamente superato i momenti del baratro. E sembrava pronto ad affrontare il rimorso, che agli avvocati aveva confessato di provare fortissimo, con una confessione piena, con una collaborazione completa con gli inquirenti.

Evidentemente, però, non è bastato. Mercoledì pomeriggio, approfittando di un momento in cui gli agenti si sono allontanati, l’uomo ha tolto le lenzuola dalla branda, le ha infilate tra le sbarre e poi attorno al collo e si è lanciato nel nulla. Pochi minuti dopo, alle 17.30, lo hanno trovato e immediatamente soccorso. Non c’era però più nulla da fare. Un epilogo drammatico per una vicenda drammatica inziata la notte del 20 agosto, quando un commando è entrato nella dépendence di Gorgo al Monticano e dopo orribili torture ha massacrato i coniugi Pellicciardi, custodi della vicina villa. I banditi li avevano scambiati per i padroni e pretendevano la cassaforte: dopo averli seviziati con 180 colpi, li hanno finiti. Per quel delitto, il 4 settembre, vengono arrestati i due albanesi Artur Lleshi e Naim Stafa e il rumeno Alin Bogdaneanu (accusato di aver fornito le informazioni sulla villa). Stafa sceglie il silenzio, gli altri due collaborano con investigatori e magistrati. Lleshi si fa interrogare più volte, ricostruisce nel dettaglio l’incursione nella dépendence, chiama in causa i complici. E, dimostra, fin da subito, un certo rimorso. «Io sono stato un grande ladro, ma non un assassino. Lo sono diventato per colpa di Stafa. Lui mi ha fatto prendere la cocaina e d è stato per colpa della droga che ho combinato tutto questo». La scorsa settimana aveva incontrato il suo legale, l’avvocato Fabio Crea, e aveva ribadito il suo dolore. «Il rimorso è stato troppo forte: aveva già provato ad uccidersi e infine ci è riuscito - spiega Crea - Lleshi era stordito dalla droga, reso incosciente dalla cocaina. Quando si è ripreso, non ha sopportato
il dolore per quello che aveva fatto». Sull’accaduto la Procura di Padova ha aperto un’inchiesta: si tratta innanzittutto di accertare se effettivamente è stato un suicidio (l’isolamento dell’albanese era stato disposto anche per motivi di sicurezza) e se ci sono responsabilità nell’accaduto.

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