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Impronta, artigiani uniti per sopravvivere

Prima si facevano la «guerra» nel settore dei serramenti, oggi hanno messo assieme idee, progetti, capitali. Il fatturato supera gli 8 milioni di euro. Dalla fusione di quattro piccole aziende nasce una realtà da 70 dipendenti

Artigiani che diventano industriali. Un sogno nel cassetto di molti imprenditori e che per Impronta, azienda che produce serramenti a Vacil di Breda, è diventato realtà. Nel 1992 quattro imprese artigiane si sono fuse, sposando un modello di crescita industriale. Da concorrenti hanno così dato vita a una realtà composita che conta oggi nove soci, 70 dipendenti e un fatturato in crescita. Un percorso tra burocrazia e diffidenza che ha spalancato le opportunità verso i mercati esteri.

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Artigiani che diventano industriali. Un sogno nel cassetto di molti imprenditori e che per Impronta, azienda che produce serramenti a Vacil di Breda, è diventato realtà. Nel 1992 quattro imprese artigiane si sono fuse, sposando un modello di crescita industriale. Da concorrenti hanno così dato vita a una realtà composita che conta oggi nove soci, 70 dipendenti e un fatturato in crescita. Un percorso tra burocrazia e diffidenza che ha spalancato le opportunità verso i mercati esteri.

All'inizio c'è stato il contatto agli incontri di Finestra Artigiana. Poi è stato l'ora delle frequentazione consumata con la nascita di uno showroom comune a Treviso, vero banco di prova tra le quattro aziende. E infine è scattata la fiamma che ha fuso le quattro realtà facendole diventare Impronta. Uno poi è uscito, attualmente l'azienda di Vacil di Breda è la somma di Zanin di Breda di Piave, Erresse di Maserada e Zuccarello di Biancade. Imprese concorrenti che avevano un sogno in comune: fare il grande salto. E così è stato. Chiusura di due stabilimenti su quattro raddoppiando la capacità di quelli di Breda e Maserada. Confluenza delle diverse capacità in ambito di serramenti, riposizionamento nella fascia alta di prodotto e acquisizione di un nuovo socio. E, infine, studio di un marchio giovane diventato segno distintivo nel panorama locale e nazionale. Un cocktail che ha portato il fatturato a otto milioni di euro e ha quasi raddoppiato i dipendenti.

Niente male per chi, fino a poco prima, si confrontava solo sul piano della concorrenza. «Abbiamo saputo ristrutturare e oggi a capo dell'azienda non ci sono i “soliti paroni”, ma veri ruoli aziendali. Abbiamo raggiunto certificazioni e mercati esteri sui quali stiamo puntando, oltre all'affermata rete vendita italiana». Gli accordi con aziende americane per materiali speciali e i brevetti depositati con il nuovo marchio (come quello per l'illuminazione interna delle porte) hanno fatto il resto. «Abbiamo razionalizzato e operato vere sinergie, affrontando nel tempo non pochi problemi. Ma siamo stati dei pionieri».