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IL COMMENTO 

Motorodeo, speriamo solo che nessuno si faccia male

Il sottile confine fra irruenza e disonestà rischia di essere calpestato impunemente con una percezione di ingiustizia e incapacità diffusa. Il Circus rischia grosso in fatto di credibilità, i piloti rischiano ancor di più. E due parole di Ezpeleta a ridosso del Gp da sole certo non basteranno

Un po’ dilettanti allo sbaraglio, un po’ incapaci e anche azzeccagarbugli, ora si trovano fra le mani un Motomondiale che potrebbe diventare, se già non lo è, un Motorodeo senza regole. La prima speranza è che nessuno si faccia male, perché il livello di tensione è così alto e così fuori controllo che c’è da aspettarsi di tutto. Il resto delle speranze è a sostegno di un comunque tardivo tentativo di metterci una pezza da parte di Carmelo Ezpeleta, numero uno della Dorna, la società che organizza il Motomondiale. Ha detto che parlerà a Valentino Rossi e Marc Marquez nella consueta riunione fra i piloti che precede ogni Gp, ad Austin, nel Texas, dove il rodeo, quello vero, è una specie di religione.

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Chi ha assistito all’ultimo Gran premio di Rio Hondo, non può non aver provato sincero imbarazzo fin dalla gestione dilettantesca delle operazioni di partenza, da quel cartello sverniciato con scritto “Delayed start” (partenza rinviata) appoggiato su un muretto scrostato davanti al direttore di corsa, fino alla manovra imbarazzante di Marc Marquez nel rimettere in moto la sua Honda spingendola sulla griglia e poi procedendo contromano. Era già la seconda frittata della giornata, dopo la malagestione del rinvio in extremis per via del mutamento delle condizioni meteo.

Poi ce ne sono state altre, sempre con Marquez protagonista di sportellate proibite, fino a quella che più ha fatto rumore. Nel momento in cui Marc ha buttato giù Valentino Rossi si è ripiombati nel disastroso Gp di Sepang del 2015, quando fu Rossi a colpire Marquez, regista di giochi al limite del disturbo che altro non erano che un modo per far vincere il Mondiale a Jorge Lorenzo.

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Tutto era partito da lì, anzi ancor prima, con tensioni sempre crescenti mai arginate. Quando Rossi accusò Marquez in conferenza stampa di volergli far perdere il Mondiale doveva scattare l’allarme rosso: invece andò in scena una gigantesca sagra delle spallucce dalla quale poi è scaturito tutto il resto.

Vero, c’è anche un problema di intelligenza del pilotino spagnolo: in Argentina è evidente che aveva un bidone dell’immondizia al posto della coscienza quando si è presentato al box di Rossi per chiedere scusa, è evidente che ci ha pensato solo dopo, alla colossale sciocchezza di buttar giù un rivale in quel momento più lento che avrebbe potuto superare liberamente alla curva successiva. Ma è palese che l’errore nasce dal non averlo penalizzato subito alla prima cazzata, quella della partenza a spinta. La direzione corsa da tempo è inadeguata al livello della competizione, agli interessi in gioco e ormai la sensazione che Marquez possa fare quel che vuole, nel Circus è più che diffusa. Rossi dice di «aver paura» a girare in pista con uno così. Che sia vero o no, il problema non cambia. Dal prossimo Gp anche un minimo incidente di gara sarà sospetto ed è un bel problema. Perché il motociclismo – come ebbe a dire a suo tempo lo stesso Valentino Rossi – «non è uno sport per signorine». Il sottile confine fra irruenza e disonestà rischia di essere calpestato impunemente con questa percezione di ingiustizia e incapacità diffusa. Il Circus rischia grosso in fatto di credibilità, i piloti rischiano ancor di più. E due parole di Ezpeleta a ridosso del Gp da sole certo non basteranno.

twitter: @s_tamburini

 ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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