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MOTOMONDIALE: L’INTERVISTA 

Lucio Cecchinello: «Cal Crutchlow come il Leicester? Marc e Vale inarrivabili ma il terzo posto...»

Il capo del team dell’attuale leader del Mondiale MotoGp: «La Honda crede in noi, Marquez ha sbagliato ma con Rossi ora devono parlarsi»

È vero, sono stati corsi due soli Gran premi nel Mondiale delle MotoGp. Ma non è un caso che in testa alla classifica ci sia Cal Crutchlow, il 32enne inglese del team Lcr, una scuderia fondata e diretta da Lucio Cecchinello e che dal 2006, con l’ingresso nella classe regina, è satellite della Honda. Proprio a Cecchinello, ex pilota (ha partecipato a undici Mondiali nelle125, tra il 1993 e il 2003), abbiamo chiesto di svelarci i segreti di questa partenza straordinaria. E ovviamente anche di tutti gli altri temi caldi di questo Mondiale, a partire dal clima da Far west fra Valentino Rossi e Marc Marquez.

Partiamo da Cal Crutchlow. Com’è lavorare con lui?

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Il sottile confine fra irruenza e disonestà rischia di essere calpestato impunemente con una percezione di ingiustizia e incapacità diffusa. Il Circus rischia grosso in fatto di credibilità, i piloti rischiano ancor di più. E due parole di Ezpeleta a ridosso del Gp da sole certo non basteranno



«Molto piacevole, ci troviamo alla perfezione. È un ragazzo sincero, diretto e schietto. Se ti deve dire una cosa te la dice senza mezzi termini, se deve riprendere qualcuno lo fa ma non si nasconde quando deve assumersi la responsabilità su un errore. Ed è capace di chiedere scusa».

Non pare molto diplomatico.

«Come tutti i piloti possiede una personalità molto forte, qualche volta magari potrebbe essere un po’ più morbido, ma non è tipo che ami girare intorno alle questioni. Ma va ammesso che le sue parole hanno sempre un fondamento. E poi va forte».

Quest’anno fin da subito.

«Ci troviamo molto bene con la moto fin dai primi test di fine gennaio in Malesia: abbiamo capito che il motore nuovo aveva un potenziale molto importante e quando abbiamo messo a punto tutto siamo stati costantemente tra i primi, due, tre o quattro. Cal, che sapeva quanto stesse tirando, ci ha detto fin dai primi giri che quest’anno sarà il più importante della sua carriera e non si è sbagliato».

Due gare da protagonista.

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«Le ha corse in maniera esemplare. Ha gestito bene in Qatar. Lì erano due anni che non terminavamo la gara e per noi era importante concluderla e prender punti. E si è piazzato quarto. In Argentina, in una situazione caotica, ha tenuto i nervi saldi e ha preso rischi, sferrando l’attacco, soltanto alla fine. È stato intelligente: non aveva senso farlo prima, con il tracciato umido: ha lasciato sfogare gli altri e ha studiato la situazione. È stato bravissimo».

Quanto la sorprende essere in vetta con un suo pilota?

«Certo, essere davanti a tutti è una situazione singolare e non prevista. Però sapevamo di potere stare tra i primi tre, quattro».

Anche per la Honda è una bella soddisfazione.

«È un momento estremamente positivo anche per la Casa giapponese, che sa di poter vincere anche con altri piloti e non soltanto con Marquez».

Da fuori lo spagnolo sembra accentrare lo sviluppo su di sé.

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«Va fatta un’importante considerazione al riguardo. La Honda, tendenzialmente, lavora per priorità. C’è stato un periodo in cui ha dedicato a Marc il massimo dell’attenzione, costruito la moto su di lui e proceduto allo sviluppo con la medesima priorità. Però è emersa qualche difficoltà nel fare “digerire” determinate modifiche a Dani Pedrosa e ai piloti delle scuderie satellite perché Marquez ha uno stile di guida diverso dagli altri».

Quindi, che soluzione è stata trovata?

«Le due vittorie di Cal nel 2016 (Repubblica Ceca e Australia, ndr) ci hanno aiutato molto a spingere Honda a spostare il proprio interesse anche verso la nostra scuderia. Da lì è cominciata un’interazione superiore con gli ingegneri del reparto corse Hrc ed è arrivata una serie di modifiche al telaio e all’elettronica per soddisfare il nostro pilota di punta. E queste innovazioni sono state gradite anche da Marquez».

Da quest’anno nel vostro team i piloti sono due. C’è anche Takaaki Nakagami, promettente giapponese.

«Sta facendo un lavoro eccezionale, non dimentichiamo che è al debutto nelle MotoGp. Sia in Qatar sia in Argentina in qualifica ha avuto poca fortuna, per il vento in Asia e per il tracciato umido in Sudamerica, ma in corsa ha tirato fuori il meglio di sé: basta dare un’occhiata ai tempi. Come tutti i nipponici è entrato in punta di piedi e anche l’approccio con la categoria è stato all’insegna della cautela e alla limitazione dei rischi. Un atteggiamento che abbiamo apprezzato, le basi per fare molto bene ci sono tutte».

E del fattaccio tra Marquez e Rossi cosa pensa?

«Posso prima permettermi un piccolo sfogo? Da appassionato mi fa enormemente dispiacere che quanto capitato abbia distolto l’attenzione dei media dall’impresa di un team privato come il mio, che ha meno della metà del personale dei team ufficiali e che però ha vinto la corsa ed è in testa al Mondiale. Non vuole essere una polemica, la mia, però conosco i sacrifici che abbiamo fatto e stiamo facendo tutti insieme per essere arrivati fino a lì. Poi se parliamo della questione in sé…»

Parliamone.

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«Che Marc abbia commesso un errore è evidente e lo ha ammesso anche lui, purtroppo di sbagliare capita a tutti, anche a Valentino è successo in passato. Sfortunatamente questo contatto si è verificato tra due persone che avevano già un precedente. Mi piacerebbe che i due si sedessero a un tavolino a discutere costruttivamente e a guardare al futuro, con l’auspicio che ci possa rispetto in pista e al di fuori della stessa».

Nel 2016 il Leicester ha vinto la Premier League. E si è gridato al miracolo. E Crutchlow è di Coventry, a una quarantina di chilometri di distanza dalla città fatta fibrillare dai ragazzi di Claudio Ranieri…

«Calma (ride, ndr). Le carte in regola per vincere il Mondiale le ha Marquez e Rossi è nella sua scia. Che Crutchlow conquisti l’iride è francamente molto difficile, ma può arrivare tra i primi tre. Anche se sarà durissima».

©RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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