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MOTOMONDIALE: L’INTERVISTA 

Carlo Pernat: «Marquez ormai crede di poter fare quel che vuole»

Il manager: «Direzione gara ridicola: uno show stupendo rovinato da Marc»

Condannato in primo grado senza alcuna attenuante. Anzi, se fosse per lui non ci sarebbe nemmeno bisogno di un processo d’appello. L’imputato eccellente è ovviamente Marc Marquez, dopo quanto avvenuto con Valentino Rossi in Argentina. E il giudice inflessibile è colui che nel paddock della MotoGp sono abituati a chiamare da tempo “don Carlo”. Ossia Carlo Pernat, uno fra i massimi esperti della disciplina, che vive da sempre nel mondo del Motomondiale e che ha visto passare fior di campioni, per molti dei quali è stato prima padre, poi manager, quindi consigliere. Fu lui a far esordire nel Mondiale Valentino Rossi, è stato manager di Marco Simoncelli, ha seguito anche Capirossi e Biaggi e oggi è il manager di Iannone.

Pernat, sono trascorsi alcuni giorni dal Gran premio d’Argentina. È ancora della stessa opinione? Che Marquez ha sbagliato in tutto e per tutto?

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Il sottile confine fra irruenza e disonestà rischia di essere calpestato impunemente con una percezione di ingiustizia e incapacità diffusa. Il Circus rischia grosso in fatto di credibilità, i piloti rischiano ancor di più. E due parole di Ezpeleta a ridosso del Gp da sole certo non basteranno



«Certo, il mio pensiero non si è spostato di una virgola. In Argentina è accaduta una cosa vergognosa, che non si riferisce solo al presente, in quanto è figlia del passato. A Marquez è sempre stato concesso di tutto, anche quando correva in Moto2. Nessuno potrà dimenticarsi cos’ha fatto lo spagnolo, con la sua anti-sportività, nel 2015 in Malesia. Domenica scorsa, non c’è stata solo la “sportellata” a Rossi, ma è altrettanto grave quanto accaduto in partenza, quando è stato permesso a Marquez di prendere il via dalla propria posizione in griglia, invece che come ultimo dalla pit lane, nonostante gli si fosse spento il motore e avesse poi spinto la moto contromano. Un episodio che ci ha fatto immediatamente capire di avere a che fare con una direzione gara ridicola».

Lei come sarebbe intervenuto?


«Per prima cosa Marquez sarebbe partito dalla corsia box con l’altra moto come prevede il regolamento. Inoltre, dopo il contatto con Rossi sarebbe stato squalificato per la stessa gara dell’Argentina (o penalizzato di trenta secondi) e per quella successiva. Me lo ricordo come se fosse ora: nel 1999, al Mugello, Capirossi toccò dopo una sbandata Lucchi e caddero in tre. Ebbene, Capirossi fu squalificato, non solo per lo stesso Mugello ma anche per la tappa successiva».

Il talento di Marquez, però, rimane indiscutibile.

«Certamente. Non ho alcun dubbio sul fatto che lo spagnolo sia un autentico talento. È sicuramente un fenomeno, ma non riesco a capire che cervello abbia. Sembra quasi che corra sapendo di essere intoccabile, sicuro che nessuno gli fa e gli farà mai niente».

E ora, a partire da Austin, tra loro due cosa succederà?

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«Valentino ha una memoria elefantiaca e non dimentica certamente nulla. Ha ancora ben impresso nella memoria quanto avvenuto in Malesia tre stagioni fa. Se non succede niente tra loro è solo perché Rossi è più intelligente. Comincia a serpeggiare la paura tra i piloti della MotoGp, tutti ora sanno che in qualsiasi momento Marquez ti può centrare e metterti fuori gara. Con il rischio, poi, di farsi del male».

Intravede la possibilità che Marquez, in qualche modo, possa “redimersi” e recuperare un maggior autocontrollo?

«Ormai penso sia troppo tardi. Marquez è così ed è stato, purtroppo, abituato così. Ci vuole solo una lezione esemplare al prossimo errore».

Veniamo alla stagione complessiva. Indipendentemente dal duello Marquez-Rossi, se l’aspettava una partenza di stagione così appassionante?

«Un po’ tutti ci aspettavamo alla vigilia un campionato avvincente. C’è una Ducati che talvolta rasenta la perfezione con un Dovizioso in grado tranquillamente di giocarsi il titolo mondiale. C’è un Valentino Rossi voglioso e, soprattutto, allenatissimo, pronto a dare nuovamente spettacolo. Marquez e la Honda ci sono e chiunque dovrà fare i conti con loro. La bellezza di quest’annata è che ci sono numerose moto molto vicine tra loro dal punto di vista prestazionale. Come quelle nelle mani di Miller, Petrucci e lo stesso Cal Crutchlow, un mestierante che va fortissimo e che, probabilmente, è destinato a conquistarsi un posto alla Honda ufficiale se a Pedrosa non sarà rinnovato il contratto».

Quindi, nonostante l’Argentina, siamo sempre di fronte a uno sport bellissimo?

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«Ma certo che sì. È stupendo. Ma per renderlo tale occorre anche che i protagonisti lo onorino al meglio, pensando soprattutto agli appassionati. E dunque devono tenere dei comportamenti consoni a certi standard. Non come fa e ha fatto in passato Marquez, tanto per intenderci e tanto per ribadire nuovamente. Lui si sente RoboCop e questo non va assolutamente bene. Qualcuno, prima o poi, glielo dovrà far capire, con le buone o con le cattive. Nella storia del motociclismo i duelli corpo a corpo, le spallate e gli errori commessi ai danni dell’avversario sono sempre esistiti. A partire dallo stesso Rossi, passando per Gibernau e Stoner. Ma non così. Marquez è troppo».

twitter: @crimarcacci

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