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RUGBY: SEI NAZIONI 

È Irlanda show e l’Italia affonda nell’imbarazzo

Otto le mete subite, inferiorità schiacciante. Nella ripresa i rivali si rilassano, sfiorato il bonus. Finisce 56-19

L’Italia affonda e nel mettere una pezza alla giornata impossibile si ferma a 20 metri da un bonus offensivo storico da passare alle statistiche (4 mete a Dublino) e buono per togliere lo 0 dalla classifica: il padovano Mattia Bellini raccoglie palla sulla propria linea di meta e dopo 80 metri di sprint all’81’ di un match pieno di sberle ricevute, prova a servire Tommaso Allan ma l’ovale scoppia in aria e Poite fischia la fine.

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Sergio Parisse, di fatto, venerdì ha confessato, pronunciando – sia pure con diverse intenzioni – parole mai così nette: «Quello che sta facendo lui (lui sarebbe il nuovo ct Conor O’Shea)  per l’Italia non è stato fatto per 10 anni. Sta mettendo le basi e la squadra ci crede». Di fatto ha messo in mora tutta la gestione del passato



Un 56-19 con otto mete irlandesi (loro fanno la corsa sui numeri inglesi che incontreranno all’ultimo turno, probabile finale) e tre italiane di buona fattura ma trovate nella ripresa quando gli avversari hanno cambiato ritmo. Non frenato, ricorrendo la classifica avulsa, certo rallentato. L’Irlanda infatti s’è permessa di cambiare l’intera mediana al 50’ e mettere i titolari al coperto da infortuni (ieri Schmidt ha perso il pilone Furlong e il centro Henshaw, due titolari inamovibili), ma se cambi il motore la macchina viaggia a un numero di giri più basso. Ed è questa la finestra del match in cui l’Italia ha potuto affondare il colpo. Ma darsi agli esperimenti, ai debutti è una tattica che avrebbe fatto chiunque riesca a segnare 28 punti a tempo e, nel primo, centrare la pratica bonus offensivo in 36’ ma in realtà al 20’ era già fatta. Perché nei primi 10’ l’Italia non s’è comportata come a Roma, trafitta a freddo due volte. Il risultato non è cambiato nella sostanza. L’imbarazzo di una difesa incapace di arginare buchi di ali e centri padroni del campo. L’imbarcata avrebbe potuto essere da record. La ripresa dimostra la capacità azzurra di provare a ripartire. Sprazzi come ha detto O’Shea, in un tunnel dove si affonda prima con il carattere e poi con il fisico.

Era un tappone dolomitico, seguito a un altro tappone estremo, si sapeva, ma stavolta gli azzurri la palla l’hanno solo sfiorata, mai tenuta in mano. E nel difendere hanno concesso troppi falli gestiti da Sexton prima e Carbery dopo, sempre e solo in modalità penaltouche, per andare a caccia della meta e dei punti pesanti: scelte sottolineate dagli applausi dei 51.700 dell’Aviva Stadium. L’Italia la palla non l’ha vista neppure a gioco fermo (una sola punizione concessa nel primo tempo). In questo naufragio non si salva neppure Parisse, conscio di una prestazione sotto i suoi soliti standard e per come lo conosciamo negli anni, la sua faccia avvilita nel dopo gara racconta rabbia.

Sul fronte irlandese sottolineaiamo il trio Henshaw in coppia con Aki (i due si sono ritrovati in nazionale dopo i tempi di Connacht) e Conor Murray l’altra sera al pub fra i tifosi e ieri in campo con la gestualità naturale di un batterista jazz al culmine di un assolo. Nel dialogo fra questi protagonisti, con Conan promosso 8 al posto di Stander (entrato nella ripresa) è stato interpretato un avvio da paura. I primi tre hanno segnato una meta a testa trovando corridoi se non autostrade fra le file azzurre, servito l’ala Earls per il punto di bonus. Esaltando tutto il gruppo che poi s’è ripetuto nella ripresa, ancora con Henshaw (meta e infortunio al gomito destro, probabile torneo finito), la doppietta dell’ala Stockdale di cui l’ultima praticamente segnata da Aki che ha cavalcato fra quattro azzurri, imprendibile, sino all’assist per il compagno. Anche capitan Rory Best ha messo il segno, unico del pacchetto di mischia. Nel mezzo l’Italia che ha avuto fra i suoi uomini migliori Negri in gioco aperto, lo stoico Zanni in difesa. Sono uscite le mete della nostra nuova cavalleria: Allan (O’Shea l’ha tenuto sino alla fine, Canna unico non entrato) ha creduto nel sostegno al grande buco di Castello che a 10 metri dalla meta ha scaricato all’interno per l’apertura. Minozzi ha dato il via all’azione che ha visto Gori in meta: ha lasciato sulle gambe Larmour, la nuova stella, girandogli attorno, poi assist a Parisse che ha allargato con l’ovale che finisce sull’erba, Gori raccoglie e segna. Il Tmo conferma che non era in posizione irregolare. Infine di Minozzi la più bella: touche in attacco dopo una lunga sequenza, palla da Gori ad Hayward e lunghissimo poi all’ala padovana. In due passaggi 40 metri e sprint vincente.

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