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Confcommercio lancia il Pil mensile

La previsione del Prodotto interno lordo sui trenta giorni realizzata dal Centro studi: "L'obiettivo è fornire informazioni tempestive e affidabili agli operatori del commercio". A inizio di quest'anno segni di rallentamento della crescita

Il 2017 è stato quello della risalita, ma quest’anno si è aperto sotto una cattiva stella. Confcommercio inaugura l’indicatore mensile dell’economia italiana (“obiettivo: fornire informazioni tempestive, in tempo reale e affidabili in grado di anticipare i dati ufficiali sul Pil” ha spiegato la confederazione) seminando dubbi sulla solidità della ripresa. Dopo il +1,5% dello scorso anno (con un quarto trimestre in aumento tendenziale dell'1,7%) gennaio fa infatti registrare una variazione mensile modesta (+0,1%) e dunque la spinta dei mesi scorsi sembra essersi esaurita, tanto che fioccano i segnali di rallentamento, dai consumi alla produzione industriale.

“La fiducia di famiglie e imprese – ha spiegato il direttore dell’Ufficio studi di Confcommercio, Mariano Bella, - è in miglioramento ma si è ridotta la correlazione tra fiducia e consumi”. Secondo Bella, la debolezza dei consumi è evidenziata anche dalla moderatissima ripresa dell'inflazione, che sale solo dello 0,2% a gennaio ma in rallentamento a livello tendenziale (0,8%). Nel dettaglio, l'indicatore dei consumi di Confcommercio ha registrato a dicembre un calo dello 0,1% rispetto a novembre e una stabilità su base annua. In termini di media mobile a tre mesi permane la tendenza al moderato rallentamento iniziata alla fine dell'estate.

In questo quadro, Confcommercio ripropone la riduzione delle tasse come chiave per sostenere la crescita. “E' necessario che con la prossima legislatura e il prossimo governo ci siano due certezze: eliminare le clausole di salvaguardia per il 2019, e quindi non aumentare l'Iva, e proseguire nella riduzione della pressione fiscale” ha spiegato Carlo Sangalli. “Che sia il taglio del cuneo o la riduzione delle aliquote – ha precisato il numero uno dell’associazione dei commercianti – non sta a noi deciderlo ma è necessario muoversi per raggiungere stabilmente quel 2% di crescita che consentirebbe alle famiglie di consumare di più e alle imprese di tornare ad investire. Solo in questo modo il Paese avrà più fiducia e una migliore prospettiva di crescita”.

A questo proposito, il capo economista di Confcommercio

ha lanciato un allarme. “Il Def - ha fatto notare Bella - va fatto entro metà aprile: chi lo scriverà? E' importante che ci sia indicata la volontà di togliere le clausole Iva che valgono 12,9 miliardi. Sentiamo parlare di tante cose in campagna elettorale ma non di temi così delicati”.

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