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La vittoria annunciata del centrodestra in lite

Se il centrodestra è percepito come l’unica forza politica in grado di poter vincere, alle #Politiche2018, questo risultato diventa allora possibile. La profezia che, ad oggi, appare ancora azzardata potrebbe auto-avverarsi.

Più che il banale aspetto tecnico e aritmetico – il centrodestra può costruire una coalizione, il Pd può solo aggregare piccole formazioni – Renzi sembra avere sottovalutato l’effetto psicologico innescato dall’entrata in vigore della nuova legge elettorale: la spinta che potrebbe indurre molti elettori incerti a scegliere il possibile vincitore, a rafforzarlo nella prospettiva di costruire una maggioranza.

È un po’ quello che è successo in Sicilia, poche settimana fa, quando si delineò una partita a due: centro-destra vs M5S. Oggi come allora, è proprio il Pd a rischiare maggiormente: di finire fuori-gioco, percepito, al più, come possibile partner di un governo di larghe intese. Alcuni suoi potenziali elettori potrebbero disertare le urne, o guardare altrove (anzitutto verso sinistra). Mentre tutti gli avversari sembrano sposare la logica del voto “utile”: utile a rottamare Renzi e il renzismo.

Certo, è già capitato di recente che partire da vincitori annunciati non abbia portato molta “fortuna”, agli interessati. Ma, al di là degli aspetti scaramantici, la campagna elettorale è, davvero, ancora piuttosto lunga. 49 giorni: una eternità, in un’epoca nella quale i cicli politici sembrano esaurirsi a una velocità impressionante. Così come le leadership: tranne, naturalmente, quella del #LeaderEterno, Silvio Berlusconi. Già, ma cosa mai potrebbe succedere, da qui al 4 marzo, per determinare una svolta significativa, favorevole a uno degli avversari di Berlusconi e Salvini? Beh, per cominciare, il fatto che Berlusconi e Salvini si mostrino in disaccordo su quasi tutti i punti della futura agenda di governo non è un fatto trascurabile. Anche se il “gioco delle parti” tra radicali e responsabili, populisti e anti-populisti non è nuovo nelle dinamiche tra Lega e Forza Italia. Ha funzionato, con alti e bassi, ai tempi del sodalizio tra Bossi e il Cavaliere. Potrebbe funzionare ancora oggi, sebbene i firmatari del nuovo patto di centrodestra non siano mai stati così lontani. In particolare su quella che sembra, sempre più, configurarsi come frattura emergente della politica europea: la frattura che riguarda il ruolo delle istituzioni continentali. Ci sono poi le inchieste giudiziarie – l’ultima riguarda la cessione del Milan – ma anche questo non ha mai costituito un freno alle performance elettorali di Forza Italia.

Ci vorrebbe ben altro, per spostare in modo significativo gli equilibri attuali. Pronti-via, ecco allora tutti i leader promettere tutto il possibile e, soprattutto, l’impossibile, alla prima curva della campagna. Sembra non esserci più tempo per la suspense, il surplace, l’attesa della zampata finale. Tutti – Berlusconi compreso – ansiosi di superare il Berlusconi del 2006: avete capito bene, aboliremo… tutto. Per tutti. Attirando l’ironia dei social e della campagna #AbolisciQualcosa. Forza Italia è pronta a cancellare il Jobs Act, anche a costo di re-introdurre l’articolo 18. La sinistra-sinistra è intenzionata ad eliminare le tasse universitarie, anche per i nipoti di Berlusconi. Renzi vuole rimuovere il canone Rai, che il suo governo ha inserito nella bolletta dell’energia elettrica. Mentre Salvini vuole mandare in pensione la Fornero.

Ma, tra questi “botti” di inizio anno, è davvero pensabile che uno degli avversari del Cavaliere riesca a pescare il jolly, a sfoderare l’arma finale: capace di spezzare la profezia sulla vittoria del centrodestra? Difficile immaginare qualcosa di veramente rivoluzionario, in

grado di emergere nel rumore di questi giorni: di colpire gli elettori, e risultare al tempo stesso credibile. Qualcuno dei leader in corsa è davvero in grado di garantirsi, in questo modo, lo scatto finale? Ci vorrebbe un... Berlusconi.

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