Quotidiani locali

"Non voglio migranti da quei cesso di Paesi". Bufera internazionale sulla frase di Trump

L'affermazione, riportata dai presenti al Washington Post, scandalizza in tutto il mondo: alla riunione si parlava di immigrati di Haiti, El Salvador e di Stati africani. Il presidente smentisce: mai detto quelle parole. Si dimette l'ambasciatore a Panama

Trump, Rampini: "Dietro parolacce il messaggio 'gli immigrati li scegliamo noi'" Lo sdegno per le parole, anzi parolacce di Donald Trump è diventato globale: numerose le proteste diplomatiche in Africa e in altri paesi per quel "cesso di paesi" pronunciato dal presidente americano. Ma dopo lo sdegno è bene decifrare le parole di Trump, per capire il messaggio 'subliminale' che i suoi sostenitori capiscono benissimo: gli immigrati ce li vogliamo scegliere noi, del tipo che ci piace e che ci serve. Concetto in realtà non nuovo nella storia americana che per moltissimo tempo ebbe una politica selettiva basata su quote etnico-nazionali sui visti, superata solo con la riforma della Green Card a metà anni Sessanta.

WASHINGTON. Dichiarazioni schock del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. A fare discutere è una frase che il magnate avrebbe pronunciato durante un incontro con alcuni membri del Congresso, parlando della riforma dell'immigrazione. "Perché stiamo facendo venire qui tutte queste persone da quei cesso di paesi?". Così, secondo quanto riporta il Washington Post , informato da alcuni presenti, si sarebbe espresso l'inquilino della Casa Bianca, con la parola "shithole".

Il riferimento sarebbe da attribuire alla volontà di togliere lo status di protezione a migliaia di immigrati da Haiti, El Salvador e da alcuni Paesi africani. Le parole di Trump hanno scatenato la rabbia e l'indignazione trasversalmente, fra Democratici e Repubblicani. Il presidente Usa si è seduto alla Casa Bianca insieme a senatori e membri del Congresso per discutere di un accordo bipartisan per limitare la possibilità degli immigrati di portare nel Paese membri della loro famiglia e per mettere restrizioni alla lotteria dei Visa Green Card in cambio della protezione di centinaia di migliaia di giovani immigrati dalla deportazione.

Dopo aver definito "cessi" Paesi come Haiti e El Salvador, Trump ha suggerito che gli Usa dovrebbero accogliere invece migranti da luoghi come la Norvegia. "Perchè abbiamo bisogno di più haitiani? - ha aggiunto secondo il Post - Portateli via". Gelo, fra i partecipanti all'incontro, dopo la frase del presidente.

A partire dal senatore repubblicano Lindsey Graham e dal collega democratico Dick Durbin. Proprio loro, infatti, avevano appena presentato il loro accordo bipartisan che proponeva di dimezzare la lotteria delle green card e di sospendere la "catena di migrazione" famigliare, garantendo così protezione agli immigrati già residenti negli Usa, provenienti da Paesi colpiti da catastrofi come El Salvador e Haiti: 800mila "dreamers", coloro che sono arrivati illegalmente nel Paese da bambini. Proprio al termine del loro intervento, la frase volgare e offensiva di Trump.

TRUMP NEGA: MAI USATO QUELLE PAROLE

"Il linguaggio che ho usato al meeting sull'accordo Daca (sui dreamer) è stato duro", ma "non ho usato quel linguaggio", ha spiegato Trump. "Quello che è stato veramente duro è stato ricevere una proposta così stravagante", ha aggiunto. E poi: "Non ho mai detto niente di offensivo sugli haitiani. Non ho mai detto: portateli via. Forse dovrò registrare i prossimi meeting".

SI DIMETTE L'AMBASCIATORE A PANAMA

L'ambasciatore statunitense a Panama, John Freeley, si è dimesso, perché non sente più di poter servire sotto trump. La sua decisione è stata resa nota al dipartimento di stato prima degli insulti del presidente statunitense agli stati centroamericani e africani, definiti "paesi merdosi". Insulti che trump ha negato, ma che sono stati confermati dal senatore democratico Dick Durbin, presente all'incontro alla Casa Bianca sull'immigrazione.  "Ho giurato di servire fedelmente il presidente e la sua amministrazione in modo apolitico, anche in caso di disaccordo con alcune politiche", ha spiegato Freeley nella sua lettera di dimissioni. "Mi hanno detto che se avessi creduto di non poterlo fare, sarei stato obbligato a dimettermi. Quel momento è arrivato".

Il "no" di Trump ai profughi, Rampini: "Sdogana l'insulto razzista" "Dopo il no di Trump ai profughi 'dei paesi di merda' in America si è aperto un dibattito lessicale sul fatto se i media debbano ripetere testualmente delle parolacce o 'nasconderle' dietro i puntini di sospensione. Un dibattito che ha quasi preso il sopravvento su quello vero: Trump piano piano sta sdoganando un linguaggio da osteria e rendendo legittimo l'insulto razzista in un paese che accetta di rivedere le regole della decenza"

SDEGNO INTERNAZIONALE

Da Haiti al Messico, dal cuore dell'Africa all'Onu, si moltiplicano le reazioni di sdegno alla notizia delle frasi del presidente: definito "razzista" o quantomeno non all'altezza della tradizione di un paese come gli Stati Uniti. Dopo la censura delle Nazioni Unite - frasi "scioccanti, razziste e vergognose" - hanno preso posizione governi e diplomazie. L'ambasciatore di Haiti negli Stati Uniti, Paul Altidor, ha denunciato a Washington giudizi "basati su stereotipi". L'Unione Africana ha invece evidenziato il paradosso che a insultare i migranti sia un presidente americano. "Queste dichiarazioni sono inaccettabili anche perchè storicamente molti africani arrivarono negli Stati Uniti come schiavi" ha detto la portavoce Ebba Kalondo. Che ha aggiunto: "È sorprendente; gli Usa restano un esempio mondiale di come le migrazioni abbiano dato vita a una nazione fondata sui valori forti della diversità e delle opportunità".

Sulla stessa linea l'ex presidente messicano Vicente Fox. "La grandezza dell'america - ha detto - è fondata sulla diversità". Ma le reazioni non sono arrivate solo dall'altro lato del muro che Trump promette di ultimare alla frontiera sud degli Stati Uniti. A protestare, convocando l'ambasciatore americano, è stato perfino il governo del Botswana. Che chiede di sapere se davvero sia finito nella lista degli "shithole countries": insomma, secondo la geopolitica di Trump, dall'altro lato del mondo rispetto alla Norvegia.

TrovaRistorante

a Treviso Tutti i ristoranti »

Il mio libro

PER GLI SCRITTORI UN'OPPORTUNITA' IN PIU'

La novità: vendi il tuo libro su Amazon