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Manovra, muro tra governo e sindacati 

Camusso (Cgil): «Favorisce le rendite, non chi lavora». Padoan: «Che legge ha visto?». Si va verso lo sciopero generale

ROMA. Il giorno dopo l’approvazione della Manovra da parte del Consiglio di ministri è scontro aperto tra i sindacati e il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan. Al punto che Cgil, Cisl e Uil si sono rivolti direttamente al presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni chiedendo un incontro urgente. Evocata la possibilità di uno sciopero generale prima dalla Fiom, il sindacato dei metalmeccanici della Cgil, poi dalla segretaria Susanna Camusso che intervistata da Radio Capital ha detto chiaro e tondo: «La manovra favorisce le rendite e mantiene lo status quo, si poteva intervenire sulla finanza, sul patrimonio e facilitare che lavora e produce invece si è preferito usare questo slogan delle tasse» in realtà «la pressione fiscale resta alta».

Manovra, Camusso: ''Mantiene status quo e diseguaglianze'' Susanna Camusso a "Circo Massimo" su Radio Capital rilascia le prime dichiarazioni dopo l'approvazione da parte del Consiglio dei ministri della legge di Bilancio 2018. "Si stanno mantenendo delle profonde diseguaglianze, continua a esistere un sistema nel quale chi ha di più paga di meno. Si poteva ridistribuire il reddito in questo paese. Si poteva scegliere di difendere le attività produttive e il reddito da lavoro, intervenendo sulla finanza, sui patrimoni di lusso".Intervistata da Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto la segretaria della Cgil prosegue: "Il governo ha continuato a usare lo slogan delle tasse, facendo credere che è una risposta a tutti e invece lo è solo per alcuni, mantenendo una pressione fiscale alta"

Secca la replica del ministro Padoan: «Mi chiedo Susanna Camusso che legge di Bilancio abbia visto? Non corrisponde alla sua descrizione». Il nodo dolente per i sindacati ma anche per la minoranza di Mdp che ha già fatto sapere che così com’è non voterà la manovra in Aula, resta quello della previdenza: dal 2019 scatterà l’automatismo che porta avanti l’età pensionabile a 67 anni. I sindacati avevano concordato una soluzione che differenziava il meccanismo a seconda del lavoro. Il governo invece è andato avanti per la sua strada, spiegando la strategia contro la povertà: i 300 milioni di euro messi sul tavolo per il “reddito di inclusione” che potrebbe interessare 630mila famiglie a cui potrebbe venire corrisposto un assegno fino a 540 euro.

«Stiamo dando una scossa alla crescita, stiamo riducendo il rischio che aumentino le imposte indirette, stiamo mettendo risorse sui giovani» ha spiegato Padoan che difende le scelte del governo. «Tutti si aspettano di trovare la bacchetta magica, ma non ci sono bacchette magiche. Anche per i giovani si è fatto il massimo possibile, date le risorse limitate».

Altro nodo politico quello della riduzione del superticket (il supplemento di 10 euro che si paga in molte regioni per le visite specialistiche) su cui Mdp, d’accordo anche i Cinquestelle, aveva chiesto un segnale che non è arrivato. «È chiaro che ci regoleremo non a chiacchiere ma a fatti. Abbiamo detto due o tre cosucce molto semplici: regole per il lavoro e investimenti sul territorio per il lavoro, abbiamo fatto richieste su accesso alle cure e superticket, abbiamo detto fiscalità progressiva e lotta all’evasione, diritto allo studio», sono state le parole di Pierluigi Bersani «vogliamo che si cominci a correggere la strada, ma pare non ci siano queste cose. Ci regoleremo di conseguenza. Certo, non mancheranno i voti dei verdiniani, non sono mancati nemmeno sulla legge elettorale... È entrato con Bersani e se ne esce con Verdini, porca miseria», è stata la chiosa dell’ex segretario Pd. Annunciati emendamenti dalla ministra della salute Lorenzin: «Sul welfare si può fare di più, soprattutto su donne, famiglie e bambini». La battaglia si sposta in Senato. Venerdì prossimo 27 ottobre inizierà la sessione di Bilancio. Sicuro il “no” di Lega e M5S il cui leader, Di Maio ha bollato l’obiettivo la manovra «fatta solo per tirare a campare».

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