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Sindrome di onnipotenza per attori tragicomici

L’opinione

Subito dopo l’invettiva di Donald Trump alle Nazioni Unite, non pochi hanno pensato di trovarsi in una situazione descritta da tanti interventi dei futurologi: il pianeta alle prese con una guerra nucleare scatenata da due individui afflitti da ciò che gli psicologi definiscono “sindrome da onnipotenza”. Quando il leader della Corea del Nord Kim Jong-un manda verso il cielo uno dei suoi missili balistici, si tratta di un sintomo di quello stato delirante. E altrettanto succede a Donald Trump quando minaccia, come ha fatto l’altro ieri, di «distruggere» un Paese che ospita 35 milioni di anime, al quale già in agosto aveva promesso «fuoco e fiamme».

In realtà i protagonisti di questa tragicommedia sono due sbruffoni, ma perseguono disegni niente affatto irrazionali. Il nordcoreano vuole strappare al mondo il suo diritto a sopravvivere in modo non marginale dopo che negli anni ’50 del secolo scorso aveva perso, a opera dell’Occidente, le sue province del sud, divenute appunto Sud Corea.

Il rivale chiassoso e infrequentabile che sta a Washington ha anche lui una strategia per la testa e l’ha dichiarata ingenuamente o provocatoriamente parlando al Palazzo di Vetro. Qui ha ripetuto il suo barrito elettorale, “America first”, riportando la politica estera più che ai tempi dei Bush a quelli di Ronald Reagan creatore di quell’“asse del male” dentro cui Trump colloca adesso Cuba, Caracas e soprattutto Teheran, ignorando l’intesa sul nucleare faticosamente raggiunta fra Obama e il presidente Rouhani: un’intesa salutata positivamente da tutto il mondo, tranne da due Stati amici come l’Arabia Saudita e Israele.

Il primo leader mondiale che ha bocciato l’intervento di Trump è stato Macron e altri si sono schierati con lui, chiedendo maggior multi-pluralismo. Probabilmente questi nuovi attori saranno blanditi perché non disturbino troppo il conduttore. E poi, c’è sempre bisogno di un “cattivo” per giustificare la corsa agli armamenti, che è sempre stata il vero motore dell’economia americana. Più che alle parole del presidente francese e di quanti altri la pensano come lui, a partire dalla Germania ma tiepidamente anche dall’Italia, Trump pensa dunque ai due veri alleati di Pyongyang: la Cina e la Russia.

Entrambe queste potenze riforniscono Kim Jong-un più di quanto gli viene sottratto dalle sanzioni, che la Corea del Nord ha imparato a eludere. Mentre il mondo si arrovella sul Nord del Pacifico, sul Nord dell’Atlantico Putin, d’intesa con il fedele dittatore bielorusso Lukashenko, sta svolgendo manovre aereo navali sotto il segno dell’operazione Zapad (Occidente) destinata a mostrare i muscoli di fronte ai Paesi baltici e alla Polonia. Ma la Russia non sta nell’impero del Male, né ci sta la Cina, applaudite da Trump anche se qualcuno deve pur avergli spiegato che alleati così...

E forse gli avranno raccontato pure che Mosca, Pechino nonché importanti uomini politici americani hanno tenuto negoziati andati discretamente bene nella sicurezza di Ulan Bator, la capitale della Mongolia. Purtroppo altri signori di quell’area del mondo non hanno alcun interesse a tenere basso profilo con Pyongyang. Ad esempio il leader giapponese Shintzo Abe, che chiederà ancora una volta la possibilità di riarmare il Paese, dotandolo alfine di quell’arma nucleare che reclama da trent’anni.

Attenti adesso, è in arrivo il truce. Dunque Roger Fisher, negoziatore e risolutore di conflitti che insegnava a Harvard, nel 1981, in piena guerra fredda, inventò un sistema di lancio. La bomba non veniva sganciata con un pulsante o un telecomando. Piuttosto – scrisse lui – è meglio installare nel corpo di un volontario una capsula raggiungendo la quale si sarebbe dato il via.

Ma per raggiungere questa capsula, il presidente avrebbe dovuto uccidere il volontario a coltellate. Un’immagine così ravvicinata

della morte l’avrebbe certamente portato a riflettere ancora un momento, prima di aprire la kermesse nucleare che avrebbe ucciso milioni di persone. Buona idea? Forse. Ma restò sempre un paradosso generato dalla fantasiosa speranza di un prof pacifista. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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