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Traffico di influenze, indagato il padre di Renzi

L'indagine è quella sugli appalti Consip, in cui risultano al vaglio degli inquirenti anche le posizioni del ministro Luca Lotti e del comandante dei carabinieri Tullio Del Sette

ROMA. Concorso in traffico di influenze. È questo il reato contestato a Tiziano Renzi, padre dell'ex presidente del consiglio Matteo, indagato dalla procura di Roma nell'inchiesta sugli appalti in Consip, la centrale acquisti della pubblica amministrazione. Questa mattina i carabinieri gli hanno notificato nel comune di residenza, a Scandicci, in Toscana, un invito a comparire convocandolo a piazzale Clodio per l'interrogatorio. Non è escluso che l'atto istruttorio possa avvenire già all'inizio della prossima settimana.

La difesa: «Mia condotta trasparente». Il papà dell'ex inquilino di Palazzo Chigi ha confermato di aver ricevuto l'avviso di garanzia dai pm capitolini. «Ammetto la mia ignoranza ma prima di stamattina - ha commentato - neanche conoscevo l'esistenza del reato di traffico di influenze che comunque non ho commesso essendo la mia condotta assolutamente trasparente come i magistrati - cui va tutto il mio rispetto - potranno verificare. I miei nipoti sono già passati da una vicenda simile tre anni fa e devono sapere che il loro nonno è una persona perbene: il mio unico pensiero in queste ore è per loro».

Gli altri indagati. Il procedimento all'attenzione dei pm capitolini è uno stralcio dell'inchiesta avviata a Napoli e inviata a Roma per competenza territoriale. Nell'inchiesta risultano indagati anche il ministro Luca Lotti, il comandante generale dell'Arma dei Carabinieri Tullio Del Sette e il comandante della Legione Toscana dei carabinieri, il generale Emanuele Saltalamacchia. Nei loro confronti la Procura contesta i reati di rivelazione del segreto d'ufficio e favoreggiamento. Il reato di traffico di influenze, contestato a Tiziano Renzi in concorso con altri, è stato introdotto nel codice penale nel 2012. Mira a colpire anche il mediatore di un accordo corruttivo al fine di prevenire la corruzione stessa.

Le influenze al centro dell'indagine. Nell'indagine, che di fatto viene coordinata da due Procure, il focus principale degli inquirenti è rivolto alla gara d'appalto, bandita nel 2014, denominata Fm4 (facility management) del valore di 2,7 miliardi di euro e che era stato suddiviso in una serie di lotti. In questa vicenda risulta indagato l'imprenditore napoletano Alfredo Romeo, con il quale Tiziano Renzi avrebbe avuto dei contatti sui quali si concentra ora l'attenzione degli inquirenti. I magistrati intendono anche approfondire i rapporti tra il padre dell'ex premier e l'imprenditore toscano Carlo Russo, coinvolto nell'inchiesta Consip e in contatto con Romeo. Agli atti dell'indagine anche decine di intercettazioni telefoniche acquisite nel filone napoletano dell'inchiesta tra Romeo e l'ex deputato Italo Bocchino, «consulente» dell'imprenditore: secondo i pm di Napoli l'esponente politico avrebbe dato, come si legge in un recente decreto di perquisizione, «indicazioni a Romeo su quando e come pagare e su come compiacere i rappresentanti della 'cosa pubblicà con denari e altre utilità». Circostanza seccamente smentita da Bocchino.

La posizione di Lotti. Per l'inchiesta Consip, nel dicembre scorso, dopo aver ricevuto gli atti da Napoli, i pm capitolini hanno ascoltato il ministro dello Sport Lotti e il comandante generale dell'Arma, Del Sette. Entrambi hanno respinto le accuse, sostenendo di non aver mai rivelato ai vertici di Consip l'esistenza di indagini. In particolare Lotti, interrogato il 27 dicembre scorso, ha affermato di «non avere mai saputo nulla di indagini» relative alla Consip. Riferendosi

all'amministratore delegato della società, Luigi Marroni, che sentito come persona informata sui fatti dai magistrati di Napoli aveva fatto il nome dell'allora sottosegretario, Lotti ha detto di «non frequentarlo» e di «averlo visto solo due volte nell'ultimo anno».

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