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Così il Papa riapre le porte a divorziati e conviventi

L'opinione

Papa Francesco non demorde sull’ammissione ai sacramenti dei divorziati risposati, di conviventi e di quanti vivono non in perfetta linea con i canoni del sacramento del matrimonio cristiano. Tramite il suo “ministro” della Giustizia vaticana, il cardinale Francesco Coccopalmerio, presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, torna sul delicato argomento rispondendo ai dubbi (i Dubia) sollevati in una recente lettera aperta da ben 4 cardinali - Burke, Caffarra, Meisner e Brandmuller - tramite la pubblicazione di un testo nel quale, sulla base di un approfondito studio canonico ed ecclesiologico, si conferma punto su punto l’apertura della Chiesa alle cosiddette famiglie “ferite”, a partire dai divorziati risposati.

Aperture varate dopo ben due Sinodi sulla famiglia e la pubblicazione dell’Istruzione papale Amoris Laetitia. Il testo - un libricino di appena 30 pagine dal titolo “Il Capitolo ottavo della esortazione apostolica post sinodale Amoris Laetitia” - è stato significativamente stampato dalla Lev, la Libreria Editrice Vaticana, e da qualche giorno è in distribuzione nelle librerie religiose. Nei giorni scorsi è stato presentato ufficialmente dallo stesso cardinale Coccopalmerio e dal direttore della Lev, don Giuseppe Costa, in una conferenza stampa presso la Radio Vaticana.

Un gesto chiarificatore e distensivo per cercare, spiegano in Vaticano, di mitigare i malumori delle componenti più tradizionaliste legate alla difesa ad oltranza della Dottrina ecclesiale in materia di vita matrimoniale e di accesso ai sacramenti, come dimostra la inusuale lettera aperta dei 4 cardinali, ma anche quanto sostenuto da un altro porporato di peso, il tedesco Gerhard Ludwig Muller, prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, che in una intervista ha criticato l’ammissione ai sacramenti di conviventi e divorziati risposati perché, a suo parere, la Dottrina sarebbe danneggiata.

Nessun danno dottrinale, controbatte il cardinale Coccopalmerio, perché nell’Amoris Laetitia il sacramento del matrimonio non viene messo per niente in discussione: c’è solo un atteggiamento misericordioso per chi chiede una mano e la Chiesa, come una madre non può voltarsi dall’altra parte. «Il matrimonio cristiano, riflesso dell’unione tra Cristo e la sua Chiesa, si realizza pienamente - si legge infatti nel testo - nell’unione tra un uomo ed una donna, che si donano reciprocamente in un amore esclusivo e nella libera fedeltà, si appartengono fino alla morte e si aprono alla trasmissione della vita, consacrati dal sacramento che conferisce loro la grazia per costituirsi come Chiesa domestica e fermento di vita nuova nella società».

Ma - precisa lo studio del cardinale - «i Padri Sinodali hanno affermato che la Chiesa non manca di valorizzare gli elementi costruttivi in quelle situazioni che non corrispondono ancora o non più al suo insegnamento sul matrimonio». Situazioni come, ad esempio, possono essere i matrimoni civili, le convivenze e le unioni solo di fatto, che la Chiesa dal punto di vista pastorale non può ignorare. «I Padri sinodali - è la spiegazione del ministro della Giustizia della Santa Sede - hanno anche considerato la situazione solo civile o, fatte salve le differenze, persino di una semplice convivenza in cui quando l’unione raggiunge una notevole stabilità attraverso un vincolo pubblico, è connotata da affetto profondo, da responsabilità nei confronti della prole, da capacità di superare le prove, può essere vista come una occasione da accompagnare nello sviluppo verso il sacramento del matrimonio alla luce del Vangelo».

Da qui, dunque, il placet alla ammissione ai sacramenti «dopo un lungo periodo di preparazione e di discernimento» di quelle persone che, pur avendo dato vita ad unioni irregolari, chiedono con sincerità l’ammissione nella pienezza della vita

ecclesiale. Un gesto di apertura e di profonda misericordia - si legge nella nota ministeriale - da parte di una Chiesa che non lascia indietro nessuno dei suoi figli, consapevole che la perfezione assoluta è un dono prezioso ma che non può arrivare a tutti.

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