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Medicina di precisione: il futuro ci riserva cure personalizzate

Medicina di precisione: il futuro ci riserva cure personalizzate

Se ne parlerà a settembre in un convegno a Venezia. La professoressa Tonelli: «Malattie non uguali per tutti»

Si definisce medicina di precisione. La professoressa Chiara Tonelli, prorettore alla ricerca dell’Università statale di Milano è tra le organizzatrici dell’undicesima conferenza mondiale sul futuro della scienza (“The future of science”, organizzata dalla Fondazione Umberto Veronesi, dalla Fondazioni Cini e dalla Fondazione Tronchetti Provera) che si terrà a Venezia il 17, 18 e 19 settembre, e sarà dedicata appunto alla medicina di precisione.

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Professoressa Tonelli, può spiegare con semplicità di che cosa si tratta?

«È una medicina personalizzata: non si cura la malattia ma si cura l’individuo, prendendo in considerazione il suo genoma e il tipo di malattia che può essere diverso da persona a persona. Un esempio: una persona può avere un tumore alla mammella ma i geni che sono mutati per dare questo tumore sono diversi da persona a persona. È come indossare un vestito su misura e non uno comprato già fatto».

Ma questo non significa creare una medicina diversa per miliardi di individui?

«Certamente è una sfida per il futuro. Si parla di big data. Il primo modo di affrontare la sfida è mettere in condivisione i dati che si stanno raccogliendo. Nel 2000 è stato possibile conoscere l’esatta sequenza del genoma umano. Il nostro Dna, contenuto nei nostri cromosomi, è più o meno uguale, però ci sono dei polimorfismi, delle piccole differenze che rendono ciascuno distinguibile. Queste modificazioni individuali fanno sì che la nostra risposta alle cure può essere diversa. A una persona può bastare mezza pillola per la pressione a un’altra ne servono due».

Perché?

«Perché c’è un gene che degrada il composto e c’è chi ha la componente veloce chi ce l’ha lenta. Chi lo degrada velocemente ne ha bisogno di più, chi lentamente meno. Questa scienza è la farmacogenomica. Le varianti che noi portiamo sono importanti per le terapie. Esempio: il tumore. Se si capisce quali geni sono stati mutati dalla malattia, la terapia è più mirata. Questo spiega perché in alcuni casi la chemioterapia ha successo e in altri no».

Questo cambia completamente la medicina?

«Sì. E vale non solo per i tumori, ma per la malattie cardiovascolari o neurodegenerative. Poi c’è l’epigenetica».

Che cos’è?

«Vuol dire che il nostra Dna può essere modificato nella sua struttura dalle condizioni ambientali e ciò può essere causa di malattie. La parte epigenetica è come un vestito, una sovrastruttura».

Che cosa incide di più?

«Si sa che l’alimentazione non cambia il Dna ma incide sulla sovrastruttura. Ma attenzione: nel nostro organismo le nostre cellule sono solo il 10 per cento, il resto è fatto da altri microrganismi. Va studiato anche il genoma di questi miliardi di organismi. Poi c’è la differenza tra i due sessi. Ma tratteremo anche della medicina rigenerativa».

Che cos’è?

«Possiamo cambiare il percorso della malattie. Per le malattie del sangue, per esempio, stiamo facendo trapianti con le cellule staminali. Le cellule staminali si usano anche per i trapianti di cornea, per curare le grandi ustioni. Si potrebbero trapiantare neuroni funzionanti per curare le malattie neurodegenerative».

Quali sono gli altri problemi della nuova prospettiva medica?

«In sintesi: bisognerà formare nuovi medici. Ma bisognerà anche affrontare i problemi socioeconomici che comporta. I costi possono aumentare e quindi è necessaria più efficienza per rendere le cure accessibili a tutti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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