Zaia: no, prima i concittadini
di Laura Canzian
TREVISO. «Non possiamo creare nuovi emigranti per
dare occupazione agli immigrati». Il ministro dell’Agricoltura,
Luca Zaia, non ha dubbi: «In un momento di crisi occupazionale,
prima bisogna garantire l’occupazione ai concittadini», afferma.
Non è la prima volta che Zaia si dice favorevole a «corsie
preferenziali» per i lavoratori italiani.
Da vicegovernatore del Veneto, aveva proposto la creazione di tre
liste di collocamento differenziate: per i cittadini residenti, per
gli «oriundi» di origine veneta e la terza per gli immigrati, in
ordine di priorità. Proposta che aveva sollevato una bufera di
polemiche. Ora, dopo la protesta dei lavoratori inglesi contro l’i
mpiego degli italiani in una raffineria di petrolio, il ministro
ritorna alla carica, e si dice preoccupato anche per il possibile
montare della protesta dei lavoratori veneti contro l’impiego degli
immigrati.
«Non mi occupo di welfare - precisa - Ma è ovvio che i cittadini in
futuro si porranno il quesito. Io sono convinto, pur con tutta la
prudenza del caso, che la nostra gente vada difesa. Ha senso
occupare stranieri quando non si trovano le professionalità nel
territorio. Ma in un momento di difficoltà è necessario pensare ai
nostri. D’altronde anche gli imprenditori non hanno mai nascosto di
aver dovuto ripiegare sulla manodopera straniera per mancanza di
quella locale. Non si tratta di razzismo».
Di parere non esattamente affine a quello del ministro è l’i
mprenditore, leghista eretico, Giuseppe Covre, che nella sua
azienda impiega uno straniero su quattro. «Scegliere fra italiani e
stranieri diventa un gioco cinico - dice Covre - E’ come scegliere
chi devo buttare a mare. Inoltre a livello sindacale non posso
licenziare uno straniero e oltretutto farlo mi sembrerebbe
eticamente scorretto. Gli abbiamo insegnato il lavoro e gli abbiamo
preparati. Non li posso mandare via». E in caso di nuove
assunzioni?
«Se un italiano è disposto a fare i turni di notte e mi garantisce
la disponibilità lo posso assumere. Ma se guardo al recente
passato, abbiamo assunto gli stranieri perché gli italiani non
volevano fare i lavori che loro sono disposti a fare». L’azzurro
Fabio Gava: «La discriminazione mi sembra una strada pericolosa.
Radunarsi in un fortino può dare l’impressione di soluzione al
problema occupazionale ma alla lunga penalizza».
(04 febbraio 2009)