Treviso, Gentilini: "No ai parroci stranieri"
L'intervento del vicesindaco all'inaugurazione di un crocifisso di ferro nel giardino di palazzo Rinaldi: "Finirebbero per essere semplici funzionari ecclesiastici - spiega - il parroco invece deve conoscere la sua gente"
di Laura Canzian
«Sacerdoti stranieri? No grazie». A dire la sua sui sacerdoti non
italiani alla guida delle parrocchie è il vicesindaco Gentilini,
che si giustifica così: «Finirebbero per essere semplici funzionari
ecclesiastici - dice Gentilini - Il parroco invece deve conoscere
la sua gente».
Tutto questo viene detto mentre
svela il crocifisso di ferro nel giardino di palazzo Rinaldi, opera
da lui voluta dopo la polemica sul simbolo sacro nata dopo la
sentenza di Strasburgo.
Dichiarazioni fatte a margine della cerimonia quelle di Gentilini.
«Giudico negativa la carenza di sacerdoti - premette il vicesindaco
- Quando un parroco deve gestire più parrocchie, non si radica nel
territorio. Devono conoscere i loro cittadini». Cosa che, secondo
Gentilini, non può fare un super-parroco né tantomeno un sacerdote
di origine straniera, figure sempre più diffuse in zone come Genova
e Firenze e che talvolta, con la loro presenza, «tamponano» la
crisi di vocazioni dei nostri connazionali.
«Gli stranieri non conoscono le tradizioni», dice il prosindaco.
Sopra di lui si erge il crocifisso in ferro battuto opera di
Claudio Rottin, artista di Carbonera, voluto dal vicesindaco dopo
la sentenza del Parlamento europeo che vieterebbe la presenza del
simbolo cristiano nelle classi e contro cui la Lega ha combattuto
un’aspra battaglia.
«Riaffermiamo così la nostra cristianità» dice Gentilini. Alla
cerimonia mancano rappresentanti del clero. Il crocifisso è stato
messo nel giardino di palazzo Rinaldi in tutta fretta, prima di
Natale, e pare senza particolari autorizzazioni o richieste.
All’ombra della croce Gentilini si lascia andare anche a un
commento sul probabile nuovo vescovo di Treviso, il francescano
Gianfranco Agostino Gardin. «Sono contento - dice -. Spero
introduca uno spirito innovativo, ma senza disconoscere la
tradizione. E poi la chiesa deve guadagnarsi la simpatia dei
giovani».
(10 dicembre 2009)