Mauro non è «nazi»: ecco la prova
Stupiti i suoi amici a Castelfranco: «La politica? Non gli interessa»
di Federico De Wolanski
Non è il bisessuale che finge di essere dentro la casa. E non è
nemmeno Atom Takemura, batterista del gruppo di estrema destra
ZetaZeroAlfa, come impazza sul web. La somiglianza tra i due c’è,
ma un tatuaggio li distingue (come evidenziamo nelle foto a lato).
Chi è allora Mauro Marin?
Per la città del Giorgione, dove lo conoscono in molti, il
protagonista del Grande Fratello 10 è semplicemente «uno strano».
Buono ma strano. Tra amici e conoscenti è il commento più
frequente.
Il fratello di Mauro Marin, Matteo, dice sia «per via dell’e
sperienze all’estero», in Belgio dove ha fatto l’Erasmus. Altri
ritengono sia solo l’effetto di una personalità «sopra le righe»,
in positivo come in negativo.
«Genio travestito da imbecille», lo ha definito la Gialappa’s band
lunedì sera, durante l’edizione di «Mai dire Grande Fratello». Per
lui hanno coniato il soprannone di «Grande salame», alludendo all’a
ttività economica della famiglia Marin a Castelfranco, proprietari
per l’appunto di un salumificio.
Certo è che, in uno modo o nell’altro, il nostro sta catalizzando
su di sé l’attenzione di molti, castellani e non. Ogni lunedì sera
sono parecchi gli amici che si riuniscono nella sala blu della
trattoria «Da Profeta», quella della famiglia Marin, per seguire
passo passo lo show in prima serata. Sotto la televisione a schermo
piatto pende una grande bandiera della Serenissima, «ma a Mauro la
politica interessa poco», dicono i conoscenti nei bar del centro di
Castelfranco. Salvo la palestra, dove aveva cominciato a fare arti
marziali, le tracce più fresche del Marin partono da casa, sopra la
trattoria alle porte della città, e si perdono tra i locali di
Castelfranco: il bar Centro, l’ex sala giochi vicino alla stazione
delle corriere, il pub. Sono le tappe delle serate con gli amici o
delle pause da lavoro. Quelle dove «le storie» su Marin, in questi
giorni, sono pane per curiosi.
Ce n’è per tutti i gusti, da quelle formato «amarcord» della
battaglie di quartiere tra i ragazzi a est e quelli a ovest di via
Brenta, a quelle sui primi approcci «con sorpresa» sulla pista
della discoteca Deniro, quando aveva più o meno sedici anni.
Poi c’è chi ricorda il «periodo nero», quello della depressione
seguita a una storia d’amore andata a finire male. «Quello è stato
un momento difficile - ammette il fratello Matteo - e l’ha
superata».
Il resto? Come in ogni storia di paese, verità e invenzione vanno a
braccetto, e Mauro Marin non era certo «farina da far ostie» fanno
intendere gli amici. Quindi pane non manca.
A scuola? «Nè matto per lo studio, nè lavativo», ricorda Ezio
Pierantozzi, il suo insegnante di italiano all’istituto tecnico
Martini. Tant’è che Mauro arriva alla laurea senza farsi mancare
nulla. Poi passa al salumificio del padre. I vicini ammettono: «Ha
sempre lavorato». Ora sta chiuso in casa sotto l’occhio vigile di
decine di telecamere. Per quanto tempo ancora? Castelfranco è
divisa tra chi lo ritiene «l’unico capace di tenere alta l’a
ttenzione sul programma e dire cose sensate» e chi lo vede sempre a
rischio esclusione proprio per il suo essere «strano».
All’inizio dissero che era lui il trans del Big Brother 10.
Smentita subito. Poi fecero girare la voce che aveva partecipato
alla spedizione punitiva contro Adel Smith: smentita pure quella.
Adesso questa storia della band neonazi. Smentita già lunedì sera
in internet da Gianluca Iannone, leader dei ZetaZeroAlfa: «Il
nostro batterista? Lavora in ospedale, non sta certo in tv al
Grande Fratello come Marin». Insomma, operazioni mediatiche
abilmente costruite dalla produzione.
Com’è a Castelfranco con Mauro in tivù? Ci si aspetterebbe una
risposta accorata, entusiasta ma a casa Marin la televisione si
accende il lunedì sera, e solo se c’è tempo. Mentre mamma Valeria
segue il bancone del Profeta, nel salumificio di Treville il resto
della famiglia sgobba, e più del Grande Fratello parla il «fratello
maggiore»: «Senza Mauro va che siamo una persona in meno - chiosa -
e si deve lavorare di più». L’anima veneta pragmatica che
riaffiora. E tanti saluti alla Marcuzzi.
(18 novembre 2009)