IN PIZZERIA
Insultano bambina down
'Con figli così state a casa'
Treviso, la denuncia del papà: "In un istante ha rovinato una sera di gioia". Il titolare: "Inaccettabile, lo avrei allontanato"
di Antonio Frigo
«Quando si hanno dei figli mongoli, è meglio restarsene a casa».
Parole orribili, dette in pizzeria da un signore - si fa per dire -
padre di famiglia. E riferite a una coppia che era al tavolo vicino
insieme a quattro bambine dai 3 ai 9 anni. Una di queste bimbe,
anche se non abbastanza palesemente da doversene accorgere, è
portatrice d’handicap. «Non importa se quelle parole le ha dette “
sapendo” oppure no - dice il papà della ragazzina, Luca, che ha
scritto una lettera al giornale -. A quel punto, ce ne siamo andati
dopo aver detto a voce alta che purtroppo ci sono persone
infastidite dai bambini - Spero che, con l’acculturarsi progressivo
della gente, di questi individui ne rimangano ancora pochi in
circolazione. Spero possano riflettere sulle loro miserie e su come
migliorarsi, in tempo per dare ai figli dei valori che non li
costringano alla paura, alla diffidenza, al deserto. Siamo usciti
e, come sempre, ho abbracciato forte la mia figlia più grande. A me
- conclude - il suo handicap riempie il cuore».
Era stata una bella serata, quella di domenica sera, in una
pizzeria di Treviso, anche grazie al fatto che la figlia dei
titolari, come spesso fa di slancio con i bimbi dei clienti, s’era
fermata a giocare con loro.
«Erano le 19, ora da bimbi appunto; avevamo mangiato una buona
pizza - racconta Luca, il papà - finendo quando stava arrivando un
po’ di clientela. Nell’attesa del caffè per noi grandi, le bambine,
con la simpatica ragazza del locale, ridevano ad un piccolo gioco
di magia che si fa con dei pezzettini di carta alle dita (si chiama
«Gigino e Gigetto» ndr). Uno di questi è purtroppo volato sul
tavolo dietro, dove stava cenando un gruppo familiare, cadendo
vicino al piatto di uno dei commensali. E’ stato questo, con aria
molto seccata, a proclamare quella raccomandazione da mentecatto.
Senza, del resto, che nessuno degli otto adulti al tavolo gli
facesse notare che in fondo era solo un gioco da bambini». «Quel
signore - aggiunge il genitore - era con i propri cari, oltre alla
signora e a un neonato suo. In un istante, quell’individuo è
riuscito a rovinare una tranquilla serata sintetizzando tutta l’i
mbecillità di cui era capace, inserendovi bambini, disabili,
intolleranza generica e chissà cos’altro».
Come sia finita, s’è già detto. «C’erano tutti i termini per
rispondere in altro modo - conclude il signor Luca - ma ho pensato
che non lo meritava quella ragazza che, giocando con i bimbi,
rappresentava tutta la gentilezza dei titolari della pizzeria. Non
ho voluto nemmeno che mia figlia assistesse a una scenata, così da
trasformare un bel ricordo in un piccolo trauma. Ma non ho potuto
nemmeno tacere e per questo sono contento che la storia venga
raccontata sul vostro giornale».
«Cose del genere non devono succedere - dice il titolare della
pizzeria - Se avessi assistito a quella scena, avrei personalmente
allontanato quel cliente arrogante e cattivo. Di clienti così
facciamo volentieri a meno».
(12 gennaio 2010)