Il nuovo vescovo di Treviso: "Capisco chi non arriva a fine mese"
Il riferimento ai nuovi poveri: "Solleciterò chi può risolvere il problema"
di Laura Canzian
«Quando parlo con una persona, non posso non tener conto se questa
fa fatica ad arrivare a fine mese». Così il nuovo vescovo
Gianfranco Agostino Gardin indica quale sarà una delle missioni del
suo mandato pastorale: sostegno a chi vive nel disagio a causa
della crisi.
E’ un uomo sereno, quello che si
presenta in Vescovado dopo la lunga messa in Duomo. Elogia la
spontaneità con cui la comunità lo ha accolto all’ingresso in
chiesa («ho sentito anche qualche “areo qua...”, mentre
attraversavo la folla») e confessa che il momento che lo ha toccato
di più è stato vedere i bambini con le bandierine in mano. «E’
stata una cerimonia preziosa, mi ha dato l’impressione di essere il
vescovo di una bella comunità cristiana». Indica poi verso quali
direzioni si muoverà il suo mandato pastorale: «Voglio vivere in
mezzo alla gente, conoscere in quali condizioni vivono le persone.
I cristiani ai quali il vescovo deve annunciare Gesù Cristo sono
anche i cristiani che vivono determinate problematiche di tipo
sociale». Parla del suo impegno concreto a sostegno delle persone
in difficoltà economica e lavorativa: «Se posso sollecitare chi ha
qualche possibilità di modificare queste situazioni è chiaro che lo
faccio, pur senza valicare i miei confini di competenza». Passa poi
a un altro tema d’attualità nella Diocesi: il rapporto con le
comunità di altre religioni. «Ho capito che Treviso ha raggiunto un
certo livello nell’integrazione - spiega - Dove c’è pluralismo, ci
sono anche accentuazioni dall’una e dall’altra parte. L’importante
è non eccedere».
Il vescovo sostiene di avere avuto la «fortuna di girare il mondo»
e di aver conosciuto pluralità di culture. «Questo mi ha aiutato a
capire che non ha senso risolvere i problemi della nostra identità,
contrapponendola con quella di altri. E’ necessario il rispetto
reciproco. Se poi si trovano punti di convergenza, è solo una
ricchezza. Temo che in quest’ambito, talvolta, si siano esasperati
i toni». A questo proposito è intervenuto anche il patriarca di
Venezia, Angelo Scola, che ha guidato la Diocesi nel periodo di
transizione fra la partenza di Andrea Bruno Mazzocato e l’arrivo
del nuovo presule. «A Treviso ho intuito la presenza di un mondo
che si fa carico di una società complessa - rivela Scola - che deve
affrontare problemi delicati e che non possono restare nascosti,
primo fra tutti quella del grande meticciato di civiltà». E
aggiunge: «La Marca è per certi versi l’emblema del Veneto. Ho
visto un clero zelante e dedito, con notevoli responsabilità. Io
credo che, come le altre province del Veneto ma con una propria
singolarità, la realtà di Treviso possa dare molto al futuro che ci
attende, che noi affrontiamo con grande speranza ma anche con il
realismo necessario per guardare in faccia situazioni pesanti, in
cui siamo tutti immersi in questo momento di passaggio delicato».
(08 febbraio 2010)