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mercoledì 17.03.2010 ore 00.02
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Il nuovo vescovo di Treviso: "Capisco chi non arriva a fine mese"

Il riferimento ai nuovi poveri: "Solleciterò chi può risolvere il problema"
di Laura Canzian
«Quando parlo con una persona, non posso non tener conto se questa fa fatica ad arrivare a fine mese». Così il nuovo vescovo Gianfranco Agostino Gardin indica quale sarà una delle missioni del suo mandato pastorale: sostegno a chi vive nel disagio a causa della crisi.

E’ un uomo sereno, quello che si presenta in Vescovado dopo la lunga messa in Duomo. Elogia la spontaneità con cui la comunità lo ha accolto all’ingresso in chiesa («ho sentito anche qualche “areo qua...”, mentre attraversavo la folla») e confessa che il momento che lo ha toccato di più è stato vedere i bambini con le bandierine in mano. «E’ stata una cerimonia preziosa, mi ha dato l’impressione di essere il vescovo di una bella comunità cristiana». Indica poi verso quali direzioni si muoverà il suo mandato pastorale: «Voglio vivere in mezzo alla gente, conoscere in quali condizioni vivono le persone. I cristiani ai quali il vescovo deve annunciare Gesù Cristo sono anche i cristiani che vivono determinate problematiche di tipo sociale». Parla del suo impegno concreto a sostegno delle persone in difficoltà economica e lavorativa: «Se posso sollecitare chi ha qualche possibilità di modificare queste situazioni è chiaro che lo faccio, pur senza valicare i miei confini di competenza». Passa poi a un altro tema d’attualità nella Diocesi: il rapporto con le comunità di altre religioni. «Ho capito che Treviso ha raggiunto un certo livello nell’integrazione - spiega - Dove c’è pluralismo, ci sono anche accentuazioni dall’una e dall’altra parte. L’importante è non eccedere».

Il vescovo sostiene di avere avuto la «fortuna di girare il mondo» e di aver conosciuto pluralità di culture. «Questo mi ha aiutato a capire che non ha senso risolvere i problemi della nostra identità, contrapponendola con quella di altri. E’ necessario il rispetto reciproco. Se poi si trovano punti di convergenza, è solo una ricchezza. Temo che in quest’ambito, talvolta, si siano esasperati i toni». A questo proposito è intervenuto anche il patriarca di Venezia, Angelo Scola, che ha guidato la Diocesi nel periodo di transizione fra la partenza di Andrea Bruno Mazzocato e l’arrivo del nuovo presule. «A Treviso ho intuito la presenza di un mondo che si fa carico di una società complessa - rivela Scola - che deve affrontare problemi delicati e che non possono restare nascosti, primo fra tutti quella del grande meticciato di civiltà». E aggiunge: «La Marca è per certi versi l’emblema del Veneto. Ho visto un clero zelante e dedito, con notevoli responsabilità. Io credo che, come le altre province del Veneto ma con una propria singolarità, la realtà di Treviso possa dare molto al futuro che ci attende, che noi affrontiamo con grande speranza ma anche con il realismo necessario per guardare in faccia situazioni pesanti, in cui siamo tutti immersi in questo momento di passaggio delicato».
(08 febbraio 2010)
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