Espulso dal campo dopo la bestemmia: "Ho sbagliato, chiedo scusa"
Luca Stangherlin: "Sì, ho bestemmiato. Un momento di foga"
di Enrico Lorenzo Tidona
«Se la regola fosse sempre applicata in maniera così zelante, la
domenica i campi di calcio sarebbero tutti vuoti». La
contro-sentenza di Luca Stangherlin, bandiera dell’Istrana
(campionato di Eccellenza) espulso dopo che l’arbitro ha
intercettato una bestemmia detta in campo, è lapidaria. «Ammetto la
parolaccia ma in campo accadono spesso fatti ben più gravi».
Sulle centinaia di campi
di calcio gremiti ogni settimana da giocatori, dirigenti e
supporters se ne sentono spesso di tutti i colori. E Stangherlin,
dal canto suo, pizzicato a bestemmiare dopo un contrasto su azione,
si smarca dalla figura del giocatore «sopra le righe». Il numero di
cartellini che la bandiera dell’Istrana ha collezionato durante i
cinque anni giocati con la squadra - di cui tre da capitano - si
contano sulle dita di una mano. Fatto che gli è valso la fascia di
portavoce del gruppo, ora macchiata dalla decisione dell’arbitro
Pozzato, che ha applicato in maniera integerrima l’appello del
presidente del Coni Gianni Petrucci, che ha dato il via (almeno a
parole) alla stagione della tolleranza zero alle bestemmie in
campo. Un richiamo sottoscritto subito dall’associazione calciatori
tramite le dichiarazioni di favore espresse dall’altro presidente
Sergio Campana, difficilmente traducibili però nella realtà
sportiva di tutti i giorni.
«La mia è stata un’imprecazione avvenuta durante un attimo di foga
per la tensione del momento - spiega Stangherlin, reo dell’i
ncidente verbale a cui seguirà un provvedimento disciplinare -
Subito ho chiesto scusa anche ai miei compagni di squadra: il
giocatore che ha poi fatto gol era l’uomo che dovevo marcare.
Chissà, magari avrebbe segnato comunque ma alla fine abbiamo
perso». Fin dai primi minuti, infatti, la partita di Promozione
giocata contro il Ripa Fenadora, vincitore per 1-0 sul campo neutro
di Cornuda, si era messa male per l’Istrana. Il mister, Nardo, era
stato espulso poco dopo il fischio d’inizio. Evento che ha fatto
calare il gelo sulla squadra trevigiana, su cui si è abbattuta a
metà del primo tempo una doccia fredda con l’espulsione del
capitano. «Posso assicurare che la parolaccia mi è scappata e non
era rivolta all’indirizzo dell’arbitro - ripete Stangherlin -
Durante le partite se ne sentono di tutti i colori, in tutti i
campi. Non credo siano atteggiamenti da incoraggiare ma nel mio
caso c’è stato forse un eccesso di zelo.
Anche il mister non aveva fatto granché, si era sbracciato con un
compagno di squadra, espulso dopo che l’arbitro è stato chiamato
dal guardialinee».
Il «rosario» di imprecazioni contro Dio, è certo, viene snocciolato
da molti dei partecipanti ai match, dentro e fuori i campi da
gioco, «sulla spinta della tensione agonistica». «L’arbitro ha
applicato il regolamento e io sono uscito subito - conclude amaro
il difensore - ma credo che il regolamento o vale per tutti o non
vale per nessuno».
(09 febbraio 2010)