Prova la nuova ricerca: articoli dal 1984, foto e video
lunedì 06.09.2010 ore 11.32
condividi:

In trentamila i trevigiani con l'incubo del lavoro

L'allarme dei sindacati dopo il suicidio di Roberto Merotto, il muratore che aveva perso il lavoro. La sorella: "Senza occupazione non si sentiva apprezzato"
di Sabrina Tomè
TREVISO. «Di questi tempi noi sindacalisti facciamo un po’ anche gli psicologi. Non passa giorno che qualche lavoratore licenziato o in cassa integrazione ci geli con la frase “ non mi resta che uccidermi”. E allora noi gli spieghiamo che no, che non è quella la strada, che molti altri sono nella sua stessa condizione. Insomma che bisogna ritrovare la solidarietà e lottare». Paolino Barbiero, segretario Cgil, è scosso per la morte di Roberto Merotto, il muratore trentaduenne di Col San Martino che si è impiccato perché non riusciva a trovare lavoro. E prima di lui, a fine giugno, c’erano stati i due baristi Christian Fabris e Fabio Barbazza; c’era stato il tentato suicidio di M.M., 55 anni, di Villorba. Sono le ultime vittime della crisi che ha colpito duramente, soprattutto tra gli imprenditori: oltre 20 i morti nel Nordest dal 2008 ad oggi. «Solo nella Marca, negli ultimi due anni, 30 mila trevigiani hanno vissuto lo choc da lavoro, la cessazione del rapporto in essere e il non riuscire a trovare subito qualcosa di alternativo», spiega Barbiero. Quei 30 mila rappresentano un «bacino di disagio» da considerare. «I campanelli di allarme non vanno sottovalutati - prosegue il segretario Cgil - Serve una rete di protezione che nella grande-medio azienda esiste: lì c’è il sindacato, lì ci sono i sindacalisti che fanno gli psicologi, lì ci sono gli ammortizzatori sociali. Altra cosa invece sono le piccole realtà dove il lavoratore è isolato. Per di più in un territorio dove non si è abituati a fare i disoccupati». E dove la perdita dell’occupazione viene vissuta come perdità di dignità sociale. «Bisogna ridare orgoglio a queste persone, bisogna mettere in campo politiche attive del lavoro, puntare sui corsi di formazione e sui percorsi di sostegno al reddito - sottolinea Barbiero - Cgil lo sta già facendo e così altri, ma occorre un coordinamento provinciale per migliorare programmazione e costi e per realizzare un progetto unitario che aiuti veramente il lavoratore». Nel frattempo il numero di persone colpite da choc da lavoro potrebbe crescere: sono 400 le aziende con processi di riorganizzazione in corso e 1.198 quelle venete che nel corso del 2009 hanno aperto procedure di crisi. Un’emergenza che ha indotto la Camera di Commercio di Padova a istituire a marzo un numero verde anti-suicidio: 300 le chiamate in tre mesi, 30 delle quali dalla Marca. «Se al capitalista interessa poco del destino dei propri dipendenti, in Veneto succede il contrario. Le aziende in quanto familiari caricano il dirigente di una responsabilità non solo amministrativa, ma anche di un potenziale affettivo enorme. Si innesca così una relazione familiare che nei momenti del crollo distrugge sia la dimensione professionale che affettiva», spiega la psicologa Ines Testoni, direttrice del master su morte e fine vita dell’Università di Padova.
(29 luglio 2010)
Ultim'ora
Parigi 09:53 CRISI: BLANCHARD (FMI), CRESCITA IN USA E UE RIMARRA' DEBOLE Gerusalemme 09:52 M.O.: LIEBERMAN, ACCORDO IMPOSSIBILE IN QUESTA GENERAZIONE Peshawar 09:25 PAKISTAN: KAMIKAZE CONTRO POLIZIA NEL NORD-OVEST, 19 MORTI Le altre notizie
Multimedia
Multimedia - Obama: maxi taglio delle tasse per chi investe in ricerca Obama: maxi taglio delle tasse per chi investe in ricerca
Testate locali
Annunci (Treviso e Veneto)
Annunci di lavoro (Treviso e Veneto)
Enti e tribunali (Treviso e Veneto)
PUBBLICITÀ

| Redazione | Scriveteci | Rss/xml | Pubblicità

I diritti delle immagini e dei testi sono riservati. È espressamente vietata la loro riproduzione con qualsiasi mezzo e l'adattamento totale o parziale.

Gruppo Editoriale L'Espresso Spa - Via Cristoforo Colombo n.149 - 00147 Roma - Tel:+39.06.84781 - P.I. 00906801006