FRONTIERE DELLA MEDICINA
Il lungo viaggio per la vita di Ariunzul
Dalla Mongolia a Treviso per l'operazione al cuore. "Ora è sana e salva"
di Laura Canzian
La piccola Ariunzul
TREVISO. Dalla Mongolia a Treviso per operare il
suo piccolo cuore malato. E' la storia di Ariunzul, 2 anni, bambina
nata con una rara e grave cardiopatia: i due ventricoli non sono
separati. Lunedì all'ospedale di Padova è stata operata e ieri è
uscita dalla rianimazione. E' stata una task force di medici e
associazioni trevigiane a portarla in Italia per il delicato
intervento durato 4 ore effettuato dal trevigiano Giovanni Stellin,
direttore dell'unità di Cardiochirurgia pediatrica di Padova. Una
vittoria impagabile.
Ariunzul è arrivata in Italia lo scorso 9 luglio con mamma
Bolormaa di 26 anni e Tungalag, una giovane medico mongolo che
conosce l'italiano. Sono state ospitate all'inizio dal primario di
Chirurgia maxillo-facciale del Cà Foncello Giovanni Mazzoleni,
colui che per primo si è interessato al caso perchè membro
dell'equipe dei medici trevigiani che regolarmente vola verso la
Mongolia per missioni di volontariato sanitario negli ospedali di
quel Paese. E' lì che ha conosciuto padre Giorgio Marengo,
missionario di Arvayheer, città ai confini fra la steppa e il
deserto dei Gobi. Ed è proprio il sacerdote ad aver inviato lo
scorso primo maggio una mail a Mazzoleni, segnalandogli il caso di
Ariunzul.
La piccola abita a 140 chilometri da Arvayheer, in un piccolo
villaggio. Figlia unica di un minatore di carbone, vive in una
tenda come molti dei suoi compaesani. Il villaggio infatti è
piccolo e povero: si vive nella maggiorparte dei casi di
pastorizia, ma non basta a sostenere una famiglia tanto che la
stessa Ariunzul, com'è uso costume in quelle terre, sarà allattata
fino all'età di 5 anni cosicché la famiglia avrà una bocca in meno
da sfamare.
La sua vita inizia subito in salita. Fin dalla sua nascita la
bimba manifesta problemi: soffre di difficoltà respiratorie,
affaticamenti, blocchi respiratori. I genitori partono, e dopo
mille peripezie riescono a farle efttuare un elettrocardiogramma.
L'esame è netto, rivela la mancata separazione dei ventricoli del
suo cuore. Un problema che richiederebbe un intervento tempestivo,
immediato, per poter essere risolto. Ma in Mongolia operazioni del
genere non si effettuano (non esiste Cardiochirurugia infantile),
mentre in altri Paesi vicini si dovrebbero pagare fior fior di
quattrini.
I genitori di Ariunzul tentano il viaggio in cina, ma si rendono
presto conto di non avere abbastanza risorve per arrivare e trovare
una sala operatoria disposta ad affettuare l'intervento senza
ingenti somme. Desistono.
Ariunzul potrebbe evitare la sala operatoria, ma senza intervento
potrebbe non arrivare oltre i 20 anni. Il destino però ha deciso di
farle l'occhiolino: il caso della piccola dagli occhi a mandorla
giunge all'orecchio di padre Giorgio Marengo che invia una mail
all'amico Mazzoleni. Inizia la catena di solidarietà. Il primario
si informa sui programmi regionali per cittadini extra comunitari
che devono curarsi in Veneto e inoltra la domanda.
L'associazione trevigiana che si fa da garante per l'arrivo della
piccola è «Help for children» di San Vendemiano. All'operazione
collaborano il «Lyons Treviso-Europa» e l'associazione «Bambini di
Chernobyl» di Mirano. Mamma, piccola e interprete ottengono
straordinariamente un visto fino al 18 agosto. La piccola sbarca
all'aeroporto di Venezia abbracciata alla madre. E' il primo
viaggio di una vita, per la vita.
Di lì a Treviso. Gli occhi della mamma pieni di apprensione,
quelli della piccola curiosi, scintillanti, persi tra mattoni,
volti e colori di un mondo nuovo. Le ospita Mazzoleni, poi trovano
alloggio nel convitto di suore dietro il Duomo. Hanno una stanza
tutta per loro. Cibo e acqua a volontà. Il padre si informa sullo
stato di salute della piccola Ariunzun via mail, attraverso padre
Giorgio, fino a lunedì mattina, quando la piccola entra in sala
operatoria. «Sono molto emozionata - dice mamma Bolormaa - Avevo
paura prima del viaggio». Quando il lettino esce dalla sala
l'equipe è ottimista, ma tace. Scioglie le riserve solo ieri. «La
piccola sta bene». La madre si scioglie: «Non vi dimenticherò mai».
(29 luglio 2010)