Treviso felix, luoghi comuni e pubbliche virtù
Costantino Vitagliano alla Loggia dei cavalieri per registrare una puntata di un talk show di Sky in palinsesto in autunno
TREVISO. Treviso, le case d'appuntamento, le
minorenne gli le vicende pruriginose che, da tempi immemorabili,
fanno da contrappunto alla sonnacchiosa vita della nostra
provincia. Questo il tema di una serata televisiva registrata ieri
in giro per la città e in una Loggia dei Cavalieri circondata di
curiosi e, soprattutto, curiose. «Le donne di Treviso non sono
belle, sono gnocche», sussurra da anni un amico. A gnocca, gnocco e
mezzo: a condurre la trasmissione, prima di una serie destinata a
Sky, è Costantino Vitagliano. Il quale, anche improvvisando, stende
comunque la proprie fetta di «cèe» e «mame».
Lui se la ride un po', quando gli dici che il mestiere di
«tronista» ti risulta oscuro e poco qualificato. «Lì c'era spazio -
dice - e lì mi sono infilato. Ma lavavo anche i bicchieri al bar,
prima». Poco manca che urlino deliranti e svengano, le ragazze e le
«sposotte» («Paceeeere, mi chiamo Anamariiia, tanto piaceeere» e fa
pure l'inchino, la signora) che si sono fiondate alla Loggia dei
Cavalieri per vedere «l'imperatore» partorito - televisivamente, ci
mancherebbe - dalla De Filippi e ora approdato su Sky. Il tema dal
quale si parte, come già detto, è piccantuccio ma - pare - anche
l'unico per cui pare valga la pena di salire a Treviso: il sesso.
Su questa specie di pruriginoso copyright della città - neanche
fosse Los Angeles - si tenta anche di scherzare. Il dibattito non è
granchè (e lo dice uno che vi partecipa) perchè l'argomento è pieno
di trappole verbali e non si presta a grandi approfondimenti: un
po' di Cae de Oro, uno spruzzetto di sociologia senza pretese. E'
estate, cribbio. ciò che avviene in Loggia verrà poi intervallato
da filmati raccolti in mattinata al mercato. Nei quali - che
dipenda dall'intervistatore gnocco? - le donne, parlando di
peccato, sesso e gigolò, si esprimono più liberamente, mentre gli
uomini stanno ben abbottonati.
Si divani gentilmente concessi da una ditta locale (anche senza
citazione e sponsorizzazione) si accomodano un paio di giornalirti,
un chirurgo plastico di nota fama, la titolare di una agenzia di
fotomodelle (di colore, giusto per ribadire che non sono riusciti a
sbiancare la città) tit, un'investigatrice privata (che racconta
che ora a far spiare il coniuge sono le donne e non il contrario),
la presidente di Trevisoviva, uno scrittore, un editore, un
ristoratore e così via, senza nemmeno un politico e uno psicologo.
Ne esce una dissertazione a tratti leggera, più spesso piccante,
con le immagini di Germi che scorrono sullo sfondo. Ma si
spalancano anche un paio di finestre sulla crisi che non risparmia
il favoloso Nordest, sulle mille contraddizioni di una società ieri
opulenta per tutti e oggi solo per pochissimi. La prurigine, il
sesso spiccolo, insomma, patiscono insieme al portafogli. E forse
proprio a causa di esso.
Alla fine prevale il fattore «promozione turistica» e si torna a
parlar di gnocca, cibo e barbacani. (a.f.)
(28 luglio 2010)