Alle Poste l'impiegata con il velo
di Sabrina Tomè
Impiegata col velo alle poste di piazza Vittoria. Nella città che
ha di fatto proibito la moschea e il cui vicesindaco Giancarlo
Gentilini verrà processato per razzismo, una giovane musulmana
riceve gli utenti del centralissimo ufficio con il capo coperto da
un foulard nero che lascia comunque libero il viso.
La ragazza è stata assunta nell’ambito di un servizio sperimentale
avviato dalle Poste nelle città con forte presenza di stranieri. Le
Poste hanno inserito in organico giovani appartenenti all’etnia più
numerosa presente nel territorio e italiani con perfetta padronanza
delle lingue maggiormente diffuse. Nella Marca - spiegano alle
Poste - gli assunti con tale progetto sono complessivamente sette,
di cui due marocchini, un albanese e quattro italiani.
I sette sono distribuiti tra gli uffici di Treviso, Motta, Oderzo,
Vittorio Veneto, Montebelluna e Castelfranco e sono in servizio già
da svariati mesi. L’inserimento degli stranieri è stato deciso dopo
che alle Poste è stato affidato dal governo l’incarico di
raccogliere le domande di permesso di soggiorno attraverso
sportelli dedicati e battezzati col nome di «sportello amico».
La presenza di impiegati che parlano perfettamente l’arabo, o l’a
lbanese, o il cinese ha dunque lo scopo di migliorare il servizio
agevolando il rapporto con gli utenti di etnia diversa da quella
italiana. Rapporto che non si limita solo alle pratiche del
permesso di soggiorno, ma riguarda tutte le altre attività: dall’a
pertura di conti correnti, alla concessione di mutui, dalla
spedizione di denaro all’estero, a ogni altro servizio garantito
dagli uffici. Il progetto, stando a quanto testimoniano a Treviso,
avrebbe funzionato: davanti alla postazione delle giovani musulmane
(in piazza Vittoria si sono alternate due ragazze col velo) ci
sarebbe spesso la coda di cittadini stranieri. In ogni caso gli
impiegati sono al servizio di tutti gli utenti, come appunto
avviene nell’ufficio trevigiano dove è in vigore il sistema dell’a
ccesso allo sportello mediante numeretto ed è il computer a fare le
assegnazioni.
Allo sportello cinque siede dunque la giovane con il velo nero che,
seppur indossato in modo sbarazzino (allacciato sulla nuca) e pur
lasciando il volto scoperto, desta una certa sorpresa tra gli
utenti. D’altra parte, spiegano alla Poste, non esiste alcun
regolamento che proibisca di indossare il velo sul lavoro, sempre
che lasci il viso scoperto come prescrive la legge. La giovane è
assunta a tempo determinato. Proprio alle poste di piazza Vittoria
c’era stato nel luglio 2007 uno spiacevole episodio: una donna si
era presentata indossando l’abito afghano che copre sia il volto
che il corpo e la gente aveva chiamato i vigili. La signora,
marocchina, aveva rifiutato di scoprire il volto in presenza di
persone di sesso maschile ed era stata portata in caserma per l’i
dentificazione.
(28 febbraio 2009)