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martedì 09.02.2010 ore 20.33
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Alle Poste l'impiegata con il velo

di Sabrina Tomè
Impiegata col velo alle poste di piazza Vittoria. Nella città che ha di fatto proibito la moschea e il cui vicesindaco Giancarlo Gentilini verrà processato per razzismo, una giovane musulmana riceve gli utenti del centralissimo ufficio con il capo coperto da un foulard nero che lascia comunque libero il viso.

La ragazza è stata assunta nell’ambito di un servizio sperimentale avviato dalle Poste nelle città con forte presenza di stranieri. Le Poste hanno inserito in organico giovani appartenenti all’etnia più numerosa presente nel territorio e italiani con perfetta padronanza delle lingue maggiormente diffuse. Nella Marca - spiegano alle Poste - gli assunti con tale progetto sono complessivamente sette, di cui due marocchini, un albanese e quattro italiani.

I sette sono distribuiti tra gli uffici di Treviso, Motta, Oderzo, Vittorio Veneto, Montebelluna e Castelfranco e sono in servizio già da svariati mesi. L’inserimento degli stranieri è stato deciso dopo che alle Poste è stato affidato dal governo l’incarico di raccogliere le domande di permesso di soggiorno attraverso sportelli dedicati e battezzati col nome di «sportello amico».

La presenza di impiegati che parlano perfettamente l’arabo, o l’a lbanese, o il cinese ha dunque lo scopo di migliorare il servizio agevolando il rapporto con gli utenti di etnia diversa da quella italiana. Rapporto che non si limita solo alle pratiche del permesso di soggiorno, ma riguarda tutte le altre attività: dall’a pertura di conti correnti, alla concessione di mutui, dalla spedizione di denaro all’estero, a ogni altro servizio garantito dagli uffici. Il progetto, stando a quanto testimoniano a Treviso, avrebbe funzionato: davanti alla postazione delle giovani musulmane (in piazza Vittoria si sono alternate due ragazze col velo) ci sarebbe spesso la coda di cittadini stranieri. In ogni caso gli impiegati sono al servizio di tutti gli utenti, come appunto avviene nell’ufficio trevigiano dove è in vigore il sistema dell’a ccesso allo sportello mediante numeretto ed è il computer a fare le assegnazioni.


Allo sportello cinque siede dunque la giovane con il velo nero che, seppur indossato in modo sbarazzino (allacciato sulla nuca) e pur lasciando il volto scoperto, desta una certa sorpresa tra gli utenti. D’altra parte, spiegano alla Poste, non esiste alcun regolamento che proibisca di indossare il velo sul lavoro, sempre che lasci il viso scoperto come prescrive la legge. La giovane è assunta a tempo determinato. Proprio alle poste di piazza Vittoria c’era stato nel luglio 2007 uno spiacevole episodio: una donna si era presentata indossando l’abito afghano che copre sia il volto che il corpo e la gente aveva chiamato i vigili. La signora, marocchina, aveva rifiutato di scoprire il volto in presenza di persone di sesso maschile ed era stata portata in caserma per l’i dentificazione.
(28 febbraio 2009)
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