Ombralonga, prova del nove del degrado
Meno folla del passato, ma regole aggirate: sporcizia, vomito, ubriachi, urina
di Antonio Frigo
Tragica Ombralonga, addio incorreggibile Ombralonga. La vittima in
stazione a Paese segna un punto di non ritorno. Al di là delle
buone intenzioni, nella kermesse enoica, alla prova del nove della
domenica «imbriagona», va tutto come previsto. Anzi peggio.
Sembrava che il clou fosse stato segnato, ieri pomeriggio, da una
coppia completamente nuda, datasi al sesso libero in galleria
Dolfin sotto gli occhi dei passanti, denunciata per atti osceni in
luogo pubblico.
Poi la notizia della morte di un ragazzo di ritorno dalla kermesse
ha dato la mazzata definitiva alla giornata già piena di vomito e
urina davanti ai portoni e agli angoli di strada, bottiglie
spaccate sotto i portici e sul porfido, ragazzi in condizioni
pietose stesi qua e là. E altri portati d’urgenza sotto i tendoni
della Cri, un paio condotti, in coma etilico, all’ospedale. Gli
ombralonghisti sorpassano insomma l’Ombralonga delle buone
intenzioni. Questione di Dna, evidentemente. E i correttivi si
fermano quasi tutti al sabato sera, agli stand affollati di gente
che mangia, beve e ascolta musica senza cadere negli eccessi.
Lì si è spento il nuovo spirito della kermesse. Lì sono state
seppellite le buone intenzioni di Ca’ Sugana che, imposta la svolta
con una serie di restrizioni, si è ritrovata a fare i conti con il
solito tsunami alcolico. Quello che cancella l’attenzione, che
ottunde i sensi e non ti fa vedere un treno merci che ti piomba
addosso mentre stai sul marciapiede di una stazioncina.
Eppure Gentilini, contrariamente a quanto aveva annunciato, è
corso in piazza a mettere (ad uso delle telecamere Rai) il «timbro»
sulla manifestazione cercando il «suo popolo». L’effetto è stato un
acceso dibattito politico, sviluppatosi già ieri, sul fatto che «le
decisioni di una coalizione non possono essere superate da quelle
di un singolo». Oggi il polverone diventerà ben più grande. Con
buona pace degli osti che - naturalmente - dicono che è andato
tutto bene per non vedersi sfuggire l’incasso esentasse (chi ha
visto gli scontrini fiscali? che controlli sono stati effettuati?).
Con buona pace dei ristoratori degli stand, che avevano messo le
ombre a 2 euro per disincentivare il bere a vantaggio di un
«mangiare» non sempre, comunque, a prezzi politici. Limitiamoci a
ciò che abbiamo visto ieri. E diciamo subito che, nonostante il
patron Gigi Gazzotti abbia provato il salvataggio in corner
sventolando l’impressionante cifra di quarantamila presenze, gli
ombralonghisti sono stati solo 15 mila.
Lo sanno i baristi che inutilmente hanno tenuto aperto; lo sanno i
vigili urbani; lo sanno anche i pochi trevigiani rimasti in città:
meno bar iscritti, meno bar aperti, meno zone «popolate», meno
congestionati i fulcri della cosiddetta festa. Non lo sanno invece
i commercianti, che con Ascom hanno sostenuto l’ultima edizione
della cavalcata: vetrine tutte sbarrate, salvo quelle di... mutande
(tre negozi in Calmaggiore), alcune gelaterie e un paio di librerie
che certo non sono luoghi per ombralonghisti. Tanti anche i
ristoranti e le pizzerie che hanno sbarrato le porte, consentendo l’
accesso solo a chi aveva prenotato. Quanto ai cittadini, hanno
voltato completamente le spalle alla cosiddetta festa. Anche tra i
partecipanti, quelli di Treviso hanno latitato.
All’Ombralonga si è mangiato di più? E’ vero che la parte
gastronomica è cresciuta. Ma chi è arrivato a Treviso per bere ha
continuato a fare solo quello, con i soliti risultati. Non è un
sentito dire: siamo stati in giro per Treviso dalle 9,30 del
mattino (riunione della security) fino a dopo la chiusura dei
rubinetti del vino: le scene di tregenda - in numero minore, ma non
c’erano i 50 mila di 5 anni fa - si sono comunque ripetute, le
deiezioni di vario genere pure, la sporcizia non si è fatta
attendere, i bagni volanti sono stati spesso disertati. I vigili,
impegnati anche alle Fiere, in piazza (dov’era schierata anche la
comandante Franzoso) erano 28, ovvero uno ogni 535 ombralonghisti.
Moltissimi dei quali non iscritti, ma Gazzotti, sulle iscrizioni,
continua a mantenere un sacro mistero.
C’erano meno minorenni, questo è certo (e qualche plateatico, a
onor del vero, esponeva, come in S. Leonardo, il cartello che li
avvertiva di non chiedere alcolici), ma c’erano anche molte meno
famiglie. Inutile poi puntare il dito su chi s’è dannato l’anima
per far svoltare la manifestazione: il fatto è che Ombralonga, per
larga fetta dei partecipanti, è da sempre la Terra Senza Legge.
Insomma, il difetto di Ombralonga è «genetico». E se da 20 anni è
così, la rieducazione è quantomeno improbabile. La tragedia, poi,
sembra un macigno che s’abbatte sull’evidenza dei fatti.
(20 ottobre 2008)