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sabato 21.11.2009 ore 08.07
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Grappa fatta in casa
La Lega: legalizzatela

La Lega vuole legalizzare la grappa fatta in casa, una tradizione antica che nella Marca sopravvive ma nella clandestinità.
di Antonio Frigo
Oddio no, non facciamoci del male». Questa la reazione del distillatore Sandro Bottega alla notizia che due senatori leghisti, Enrico Montani (componente della commissione Agricoltura) e Sergio Divina hanno presentato un disegno di legge che consente di riprendere la produzione artigianale di grappa «nei contesti agricoli e con mezzi artigianali in famiglia». Le attuali disposizioni statali, in ambito fiscale e igienico, vietano questi tipi di produzione, legando la norma alle regole e alle limitazioni del regime dei monopoli di Stato. Montani e divina vorrebbero invece consentire la produzione della grappa “fatta in casa” «purchè nell’ambito di vincoli tali da garantire la qualità e la genuinità del prodotto e da escludere possibili pregiudizi a danno delle imprese produttrici». Per arrivare a questo risultato sarebbe richiesta «una buona prassi di autoregolamentazione igienica», una limitazione di quantità legata all’autoconsumo (30 litri) e «l’impiego di locali agrituristici gestiti da produttore medesimo». Di regime fiscale, accise e altro non si fa menzione. «E questa - dice Andrea Maschio, rampollo della storica distilleria trevigiana che produce anche la Prime Uve - è già una prima voce che non ci torna. Al di là di questo, chi produce grappe deve sottostare a una serie di controlli, regole e obblighi tecnologici che sono stati studiati a difesa della salute. Credo che l’associazione dei distillatori avrà qualcosa da dire in proposito». «Vogliamo proprio tornare indietro, quando gli alcoli superiori e il metilico contenuti nelle grappe enfatizzate come “fatte in casa” costituivano addirittura causa di mortalità diffusa tra i nostri nonni e bisnonni? Non sia mai - dice Annibale Toffolo, gourmet, enologo e direttore di “Taste Vin” - La gente che si fa la grappa da sè è sempre esistita, ma questa pratica si è spenta davanti all’evidenza dei fatti. A parte che un disegno di legge del genere rischia di mettere in crisi le poche e serie distillerie rimaste, fare la grappa non è come servire la propria insalata in un agriturismo o fare il vino in casa. E solo le tecniche avanzate delle distillerie possono
garantire la salubrità e la bontà del prodotto. Anche i nostri piccoli produttori di vino che vogliono farsi la grappa con le proprie vinacce per farne dono a clienti e amici si rivolgono alle distillerie. E poi chi farebbe i controlli? Vogliamo tornare ai tempi in cui di grappa fatta in casa si moriva con i visceri bruciati. Un’idea malsana». Allertato dai distillatori trevigiani, si fa vivo anche un noto produttore di grappe altoatesino Andrea Roner di Termeno: «In Alto Adige e in Friuli la distillazione in casa è consentita fino a 300 litri anidri annui. Questo crea una marea di problemi, c’è chi ne fa 1000 litri, pessimi e pericolosi, e quando viene beccato racconta le cose più assurde, tipo che gli servono per massaggiare le gambe alle mucche. E magari la passa liscia. Non vi auguro di arrivarci». «Massimo rispetto per tutte le tradizioni e il loro mantenimento - dice Sandro Bottega - ma nel caso specifico parliamo di alcol e il mio consiglio, per la salute, è di evitare di bere grappe “caserecce”. Le tecnologie hanno fatto passi da gigante per fare prodotti sani, digeribili, con bassa gradazione e buoni per il palato. Non basta un alambicco e una caldaia per dare grappa sana. Credo poi che siano altre le proposte di legge di cui in questo momento ha bisogno l’Italia».
(14 agosto 2008)
 
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