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mercoledì 10.02.2010 ore 03.41
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Bettio e le SS, querela degli ebrei

Il leghista ha invocato metodi da Terzo Reich con gli immigrati prepotenti. La comunità israeliana: «Siamo offesi». La notizia fa il giro del mondo. Bufera in Parlamento: «Vergogna». I partigiani: intervenga la Procura
Bufera su Giorgio Bettio, il leghista che lunedì in consiglio ha auspicato i metodi delle SS per far capire agli immigrati «come ci si comporta», partendo da un caso personale, legato alla madre. Ilan Brauner, medico di origine israeliana, annuncia: «Come comunità ebraica valutiamo un'azione legale». Il presidente dell'Anpi, Umberto Lorenzoni, non usa mezzi termini: «E' assolutamente impossibile che un popolo civile sopporti simili imbecillità. Lo voglio incontrare, Bettio, per spiegargli cos'è stato il nazismo. La magistratura, anzichè dormire, dovrebbe intervenire». Il caso è approdato in Senato.

Stupore, ma soprattutto indignazione. E carte bollate pronte a partire da parte della comunità ebraica. Le parole di Bettio, lunedì a palazzo dei Trecento, sono passate senza colpo ferire sopra le teste delle opposizioni. E pare che tra i banchi leghisti abbiano trovato addirittura qualche plauso. Ma il giorno dopo l'imbarazzo nel partito è generale, tanto che il capogruppo del Carroccio Mauro Michielon si blinda dietro una motivazione piuttosto debole: «Quella di Bettio è stata una comunicazione personale». Eppure le parole sono pietre: intervenuto per dare sostegno all'ordinanza anti-sbandati sottoscritta dal sindaco Gobbo, lunedì Bettio ha proposto un ulteriore giro di vite per punire gli immigrati che fanno i ras «nei nostri condomini» ma soprattutto per «selezionare» quelli a cui dare la residenza nel capoluogo. Come? Bettio non ha dubbi: mettendoli sotto osservazione, per mesi. E, alla fine, premiare gli onesti cacciando gli inadeguati. A coronamento del ragionamento, l'uscita dello scandalo: «Sarebbe giusto far capire agli immigrati - ha detto Bettio - come ci si comporta usando gli stessi metodi dei nazisti.

Per ogni trevigiano a cui recano danno o disturbo, io ne punisco dieci dei loro. Siamo in guerra, è tempo di reagire di conseguenza». Ilan Brauner, rappresentante della comunità ebraica di Treviso, raggiunto a Roma della notizia, si è attivato per proporre ai vertici della comunità romana un'azione legale contro Bettio. «una querela - dice Brauner - a cui far partecipare l'intera comunità ebraica come persona offesa». E' infuriato Lorenzoni, presidente dell'Anpi. I partigiani potrebbero anche fare la loro comparsa al prossimo consiglio comunale. «Gente di questo genere - dice Lorenzoni - dovrebbe provare sulla propria pelle cos'è stato il nazismo, prima di parlare. Quello che dice Bettio dimostra la bassezza in cui vive. Mi stupisco che l'opposizione sia stata zitta: le persone civili si ribellano di fronte a una simile ignoranza crassa. Potremmo anche denunciare Bettio - dice Lorenzoni - ma il problema è che la magistratura dorme davanti a queste cose». I partigiani denunciano quella che ritengono la punta di un iceberg: «Il razzismo - insiste Lorenzoni - da tempo serpeggia nella Marca. Ed è esploso lunedì a palazzo dei Trecento. Quello che maggiormente indigna è che questa affermazione non ha scomposto Gobbo».

L'episodio richiama alla mente le uscite di Gentilini a difesa dei «ragazzi» dell'estrema destra. Ricorda le sue battute razziste come quella sugli immigrati vestiti da leprotti. I carri piombati evocati, anni fa, da un altro leghista. Ieri sera, in Senato, Tiziana Valpiana di Rifondazione ha detto: «Credo che questo Parlamento dovrebbe chiedersi se è normale che in una istituzione repubblicana sia possibile pronunciare simili parole. Chiedo al ministro dell'Interno di intervenire». La notizia, intanto, faceva il giro del modo con France Presse.
(05 dicembre 2007)
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