«Vergogna, venga a fare volontariato»
Bimba offesa, le associazioni dei disabili: quell’uomo resti un mese da noi
di Laura Canzian
TREVISO. «Sono parole vergognose». E’ la reazione
di Ivano Pillon, responsabile delle associazioni handicap di
Treviso, su quanto è successo in una pizzeria della città, dove
domenica una ragazza disabile è stata insultata da un cliente del
locale.
«Quando si hanno dei figli mongoli è meglio restarsene a casa», ha
detto il cliente del locale sollevando, dopo che la notizia è stata
pubblicata, l’indignazione della città.
«Se facesse un mese di volontariato con i disabili - dice Pillon
(nella foto piccola qui a fianco) - capirebbe che queste persone
sono meglio di lui». Il volontariato nelle associazioni, in casa di
una famiglia di un disabile, in ospedale: questo sarebbe l’unico
antidoto a tanta stupidità, sempre secondo Pillon, che parla a nome
delle 33 associazioni che raggruppano a Treviso famiglie di
disabili. «La «punizione» per questa persona può essere una sola -
dice il rappresentante delle associazioni - Ossia stare a contatto
con le persone come quella che ha insultato. Si renderebbe conto
che in pizzeria possono andarci sia gli stupidi che i disabili».
Pillon racconta di essere un cliente affezionato della pizzeria
teatro dell’episodio, dove ha trascorso alcune serate con gruppi di
disabili senza mai aver avuto alcun problema. «Il locale non c’e
ntra nulla», dice il presidente del coordinamento. Aggiunge poi che
quanto accaduto domenica è solo un episodio, grave, ma
circoscritto. «Non facciamo di tutta l’erba un fascio - dice -
Treviso è una città attenta e sensibile alla disabilità. Capita che
nei ristoranti qualcuno si senta a disagio dalla mancanza di “
etichetta” da parte di persone disabili. Ma non si sono mai
verificati episodi così brutali». Quella del coordinamento delle
associazioni handicap è solo una delle numerose reazioni indignate
all’episodio avvenuto domenica. A condannare le parole dell’uomo
sono centinaia di famiglie sconvolte da tanta insensibilità.
Peccato che quella sera in pizzeria nessuno si sia mosso per
difendere la ragazza down e la sua famiglia.
(13 gennaio 2010)
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