Polisia, «armi pronte per atti eversivi»

Per il gip che ha firmato il sequestro «potrebbero agevolare la commissione di reati». Gallina è in malattia, come nel 2009

    di Sabrina Tomè

    Via libera del tribunale di Treviso al sequestro di armi e munizioni chiesto dalla Procura a carico dei presunti affiliati alla Polisia Veneta. Il provvedimento, firmato dal gip Silvio Maras, è stato pubblicato sul sito del movimento indipendentista. Svariato il materiale che gli uomini della Digos hanno prelevato dalle abitazioni di alcuni fra i 18 indagati. Più precisamente: 6 pistole regolarmente denunciate, dieci pugnali da combattimento e diverse decine di chili di ogive. Queste ultime sono state trovate in casa del capo dei vigili urbani di Cornuda Paolo Gallina, in alcuni sacchi in cantina. Nell’elenco del materiale sequestrato figurano anche inneschi e bossoli. Non c’era invece la polvere pirica: elemento che, aggiunto agli altri, permette la costruzione artigianale delle armi. Il materiale è ritenuto rilevante dagli inquirenti e non importa se le armi erano legittimamente detenute: per la Procura rappresentano comunque lo strumento per la realizzazione di azioni di violenza e minaccia. E per il gip che ha firmato il sequestro: «la libera disponibilità di dette armi e munizioni da parte degli indagati verrebbe ad aggravare le conseguenze del reato, oltre ad agevolare la commissione di ulteriori e gravi reati contro la persona». Azioni violente che, stando alle contestazioni degli inquirenti, erano messe in atto per perseguire lo scopo politico della Polisia Veneta: la creazione di uno stato veneto autonomo separato. Le intercettazioni, pubblicate sulla tribuna di ieri e leggibili ancora sul sito del giornale, mettono in evidenza l’uso di termini aggressivi: dal «tireremo le schioppettate», al «li uccidiamo tutti», riferito agli investigatori», al «tiriamoli giù dalle spese».

    Alcune delle frasi più violente sono attribuite proprio a Gallina che da un lato - stando almeno alle contestazioni della Procura - fa la guerra all’Italia e dall’altro la serve vestendo la divisa di vigile urbano e addirittura comandando il corpo (un decreto del 2009 di Brunetta prevede il giuramento di fedeltà alla Repubblica per i dipendeneti pubblici). Una situazione ambigua, dunque, quella di Gallina di fronte alla quale non c’è stato però ancora alcun provvedimento disciplinare. Il sindaco leghista Marco Marcolin non intende sospendere il suo comandante: «Perché dovrei? Mica c’è una condanna». C’è, però, un’inchiesta. E ci sono anche le intercettazioni, piuttosto inquietanti. «Io non ho carte in mano», replica il sindaco, «quello che ho letto, l’ho letto sulla tribuna. E io dovrei sospendere una persona per aver letto le accuse sul giornale?». Poi però ammette «di essere a disagio» per l’accaduto e assicura la sua piena fiducia nella magistratura, nel prefetto e nel questore. «Aspetto la convocazione del tavolo sulla sicurezza», conclude il sindaco «Si deciderà in quella sede». Stesso copione del novembre 2009 quando ci fu la prima indagine sulla Polisia Veneta e Gallina venne indagato: il sindaco Marcolin disse che, per decidere la sospensione, avrebbe aspettato indicazioni della Prefettura o della Questura. Ma non basta: ora, esattamente come allora, Gallina non è in servizio, causa malattia.

    19 settembre 2012
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