Panto, 1 milione per gli arretrati

I sindacati: «Gli introiti delle vendite di case e segherie siano usati per gli stipendi, non per le banche»

    «Priorità agli stipendi arretrati». Nella vertenza Panto i sindacati ricordano che da 100 giorni i lavoratori sono senza stipendi, e avvertono azienda, istituzioni e banche: il denaro che la Panto incasserà da dismissioni patrimoniali dovrà passare per le casse della società ed essere utilizzato per pagare i compensi arretrati. Non finire negli istituti di credito per rimpinguare gli esorbitanti debiti della Spa di San Biagio, o venire utilizzato per la ricapitalizzazione.

    Cos’è accaduto? L’azienda voleva cedere una segheria in Malesia, del valore di circa un milione, tramite una controllata. E le operazioni di dismissione riguardano anche alcuni appartamenti della società tra Conegliano e Jesolo. Un patrimonio notevole che trasformato in liquidità avrebbe potuto consentire di rifinanziare l’azienda e di pagare gli stipendi arretrati, stimati complessivamente in poco meno di 1 milione di euro. «A cui si aggiungono anche i 3 milioni promessi dalla famiglia nell’incontro dello scorso luglio, impegni ad oggi disattesi», commenta Francesco Orrù, della Filca Cisl, «almeno ne diano 1 subito, così si potrebbero pagare gli stipendi che sono assolutamente la priorità. Il denaro derivante da qualsiasi operazione di dismissione, come la segheria in Malesia, non deve passare per gli istituti di credito altrimenti verrebbe interamente utilizzato per pagare i debiti e i lavoratori ancora una volta non vedrebbero un soldo».

    Ma il sindacalista avanza un dubbio: «Dall’inizio dello sciopero ogni promessa, ogni operazione, si è arenata. La sensazione è che la famiglia abbia tirato i remi in barca, altrimenti sarebbe denaro perso, e attenda la costituzione della nuova società post concordato preventivo. Siamo al tredicesimo giorno di sciopero, la produzione è ferma, rischiamo di perdere anche i clienti rimasti». La famiglia si trincera dietro il silenzio. Marco Panto, uno degli eredi concede solo una manciata di parole: «Abbiamo la volontà di continuare quello che è stato costruito», ma preferisce lasciare parlare i fatti. Per oggi è atteso il consiglio di amministrazione, a cui i lavoratori guardano con speranza per ottenere un nuovo piano di salvataggio che però li coinvolga tutti e non solo metà come ventilato in prima istanza. Una parte di loro, accompagnata dai sindacati sempre nella giornata di oggi parteciperà al consiglio regionale. Venerdì l’azienda ha convocato le parti sociali per un nuovo vertice. Michele Noal, assessore provinciale che lunedì ha partecipato all’assemblea pubblica ribadendo l’appoggio della Provincia a tutti i lavoratori, ha chiarito che un tavolo provinciale si terrà eventualmente solo dopo gli appuntamenti di questi giorni, su richiesta dei sindacati. Intanto prosegue l’opera di volantinaggio che anche ieri ha visto i lavoratori impegnati davanti al centro commerciale Tiziano.

    Serena Gasparoni

    19 settembre 2012
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