Le fatture del “carosello” Il castello di Velo e Rossini

La Procura ricostruisce i movimenti sospetti: 13 importi solo a dicembre 2009 Un meccanismo di cartiere complesso e calibrato a puntino: è durato due anni

    di Serena Gasparoni

    Fatture per operazioni inesistenti da 100 e 200 mila euro ma anche da oltre mezzo milione. Emesse in una manciata di mesi tra il 2009 e il 2010, sempre dalle medesime società “cartiere” che venivano effettivamente pagate, salvo poi far rientrare il denaro in azienda ripulendolo attraverso un altro giro di fatture false emesse a favore di un’azienda tedesca. Un sistema adottato, secondo gli inquirenti, sia dalla Velo Spa che dalla Cmr Srl, l’azienda successivamente amministrata da Marco Rossini, dopo la sua uscita dal gruppo di Altivole. Gli agenti della Guardia di finanza in questi mesi hanno ricostruito in maniera capillare il modus operandi della coppia Velo-Rossini, la mente di una frode milionaria al Fisco emersa solo lo scorso febbraio.

    Raggiunti dall’avviso di chiusura delle indagini in questi giorni, Antonio e Loretta Velo, padre e figlia ai vertici della Velo Spa, e Marco Rossini, allora consigliere di amministrazione, per evadere le imposte sui redditi e l’Iva avrebbero utilizzato fatture emesse per operazioni inesistenti da Simone Girardi e Davide Ziggiotto, amministratore e titolare formale della ditta individuale “Davide Ziggiotto”, e da Simone Girardi, amministratore di fatto della ditta individuale GS di Gattazzo Silvano. Tredici fatture nel solo mese di dicembre del 2009 con importi da capogiro: 614.709 euro, poi 575.706 €, 610.348 €, 473,343 €, 344.500 €, 207.102 €, 202.023 €, 206.959 €, 225.203 €,189.210 €, 217.416 €, 198.948 €, infine 193.609 euro. Fatture indicate nelle dichiarazioni annuali relative agli anni 2009 e 2010 che hanno permesso di detrarre indebitamente l’imposta sul valore aggiunto per 845 mila euro. Fatture che sarebbero state poi effettivamente pagate alle ditte Ziggiotto e GS, salvo poi far rientrare il denaro nelle disponibilità della Velo Spa, a titolo di pagamento di altrettante fatture per operazioni inesistenti emesse dall’azienda di Altivole per la cessione di non meglio determinati progetti alla tedesca Tmd Gmbh, amministrata da Maurizio Pontarolo e Marco Moretti.

    Un meccanismo di cartiere complesso ma calibrato alla perfezione, proseguito - secondo la ricostruzione della Finanza e della Procura - da fine 2009 a fine 2011. Un sistema così perfetto che, sempre secondo la Procura di Treviso, Marco Rossini, una volta al vertice della Cmr Srl di Maserada, avrebbe continuato ad avvalersene, segnando nella contabilità aziendale fatture per operazioni inesistenti emesse sempre dalla ditta individuale Ziggiotto Davide e dalla Gs. Questa volta 12 fatture: importi più contenuti, tra i 20 e i 30 mila euro, ma che avrebbero consentito all’azienda di evadere circa 55 mila euro di Iva.

    01 settembre 2012
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