«Precari, nuova frontiera del conflitto»

De Luca va in Corte d’Appello dopo 20 anni di sentenze :dai baby-pensionati ai contratti flessibili, così è cambiata la Marca

    di Sabrina Tomè

    Dopo 17 anni di servizio a Treviso il giudice del lavoro Massimo De Luca lascia la sede di via Verdi. Da settembre, infatti, sarà magistrato di Corte d’Appello, seconda sezione civile, a Venezia.

    Il suo è stato un osservatorio privilegiato per capire i mutamenti del mondo economico e sociale della Marca. Come sono cambiati i problemi dei lavoratori trevigiani nel corso di questi vent’anni?

    «A metà anni Novanta, quando sono arrivato a Treviso, il contenzioso prevalente era di tipo pensionistico. La riforma Dini, che ha messo ordine nel sistema, doveva essere ancora attuata e non c’era coscienza della crisi in arrivo. Col risultato che ogni categoria andava a caccia di piccoli o di grandi privilegi. Ricordo che, alla fine del ’95, vennero depositate 2 mila cause in materia previdenziale in appena 15 giorni. A partire dal 2000, invece, è esploso il fenomeno risarcitorio: i lavoratori chiedevano il risarcimento del danno biologico e di quello esistenziale. Cominciarono le cause di mobbing: erano talmente diffuse che venne organizzato proprio a Treviso un convegno sul problema».

    Il primo trevigiano che intentò la causa per mobbing?

    «Luca Tonello, il giovane ragioniere che venne poi ucciso lungo il Sile da quelli che credeva suoi amici».

    Si arriva così ai giorni nostri: che violazioni denunciano i lavoratori della Marca?

    «Il contenzioso attualmente più diffuso, almeno a Treviso, riguarda il fenomeno dei contratti flessibili. Dal 2003, dopo l’approvazione della legge Biagi, si è assistito al passaggio dal tempo indeterminato al determinato con un ingresso massiccio nelle fabbriche dei lavoratori stranieri. Dal 2009 le vertenze hanno riguardato soprattutto il pubblico impiego e in particolare i precari della scuola. Più di un migliaio le cause depositate in tribunale».

    Le sentenze di Treviso sono state innovative, tra le prime in Italia in materia. E sono state favorevoli ai precari.

    «Premesso che problemi così di massa non possono essere risolti attraverso lo strumento giuridico, bisogna però dire che i pronunciamenti dei tribunali producono comunque degli effetti. Di fronte a migliaia di sentenze, e mi riferisco a tutta Italia, che condannavano il ministero a risarcire i lavoratori, il governo ha dovuto trovare una soluzione. E infatti è stato siglato un accordo tra Gelmini e sindacato e sono state fatte 60-70 mila assunzioni. Nella Marca i bidelli e gli impiegati che avevano fatto causa sono stati praticamente tutti assunti».

    Ma in questo ventennio è cresciuta o diminuita la tutela del lavoratore?

    «Quando le cose vanno bene è più facile garantire diritti e salute. Con la globalizzazione molte aziende della Marca, soprattutto quelle piccole e a basso contenuto tecnologico, hanno risentito pesantemente della concorrenza. E la perdita di competitività si è riflettuta sulla manodopera con retribuzioni ferme, con forme di lavoro più flessibili e conseguentemente meno garantite».

    E il sindacato? È cambiato di conseguenza?

    «È diventato più riflessivo e attento alla situazione del sistema economico. Devo dire che nella Marca ci sono state, negli ultimissimi anni, grandi ristrutturazioni aziendali, con un contenzioso modesto. La conflittualità è stata gestita con accordi sindacali. Per quanto riguarda il settore pubblico e parapubblico c’è stata invece, fino all’inizio del 2000, una certa ambiguità con carriere agevolate a chi faceva parte del sindacato. E con conseguenti sprechi, inefficienze, parassitismi e privilegi. Ora è cambiata».

    La realtà trevigiana è caratterizzata da un grande quantità di aziende. L’ex presidente del tribunale Giovanni Schiavon aveva posto l’accento sull’insufficienza del numero magistrati in rapporto all’ammontare del contenzioso. Una carenza ancora sussistente?

    «Certo. In tutto il Veneto c’è un organico calcolato quando la regione aveva un tessuto prevalentemente agricolo. Il contenzioso è cresciuto fortemente anche in rapporto alla crescita del numero di avvocati. Basti pensare che nel 1970 gli iscritti all’albo erano 100, oggi sono 1.850. I fascicoli di contenzioso del lavoro sono 2 mila, spalmati su 3 magistrati che preparano una media di 250-300 sentenze l’anno. Servirebbe almeno un altro giudice».

    Ora, con lo spending review, verranno cancellate le sedi staccate di Treviso. Un taglio da fare o da evitare?

    «In linea generale è giusto perché tribunali troppo piccoli hanno a volte problemi di funzionalità. Mi chiedo però, dal punto di vista logistico, se questo palazzo di Giustizia potrà ospitare tutto il personale delle sedi staccate. D’altra parte l’intervento aveva un senso a fronte di situazioni come quella piementose dove ci sono 17 tribunali, contro gli 8 del Veneto, o come quella della Sicilia dove le Corti d’Appello sono 4».

    La sentenza che le ha dato più soddisfazione ?

    «Tutte quelle che ti danno la convinzione di aver riparato un torto subito da qualcuno. La funzione di giudice del lavoro è bellissima. Richiede, oltre alla preparazione tecnica, anche una particolare sensibilità e umanità per capire e cercare di risolvere conflitti che spesso toccano da vicino la vita delle persone. Non è facile trovare un punto di equilibrio tra le esigenze dell’economia e la tutela dei lavoratori che vedono nel giudice del lavoro il paladino dei loro diritti».

    18 agosto 2012
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