Perusini: «Opere brutte, via tutte»

Il candidato alle primarie: ammassiamole in un parco della memoria sullo Storga

    «È ora di smetterla con questo neorealismo padano per alpini, vedove, orfani e fanti. Se divento sindaco di Treviso, ammasso tutte le più o meno recenti statue-brutture che infestano la città in un parco della memoria, sullo Storga, lontano... dagli occhi».

    Lapidario il commento di Ciro Perusini, ingegnere, amante e conoscitore vero dell’arte, storica figura della politica in corsa alle primarie del Pd di ottobre per la scelta del candidato sindaco di Treviso contro il centrodestra, in vista delle comunali della primavera 2013.

    A Ciro, il sulfureo Ciro, nemico per la pelle di Gentilini, non piace affatto la «moda» di piazzare statue più o meno celebrative a ogni angolo della città. Soprattutto per un motivo: «Sono brutte. Punto».

    Ma anche Perusini ritiene «stonata» la vicinanza tra l’inaugurazione del monumento degli alpini, a febbraio, e appunto la chiamata alle urne per Ca’ Sugana: «Io di certo non metterei quella statua di Balljana, come non avrei messo nemmeno le altre che vedo in giro vicino e lontano dalle mura. Per questo le ammasserei tutte in un posto, sullo Storga, liberando la visuale. Non sarà una mossa da campagna elettorale spinta, ma era meglio evitare. Comunque qualche voto in più, dagli alpini, così facendo gli attuali inquilini di Ca’ Sugana se lo prenderanno di certo. Ma gli alpini li vedo in buona fede, nel loro regalo alla città».

    Perusini stronca e ha tutti i titoli per farlo: non solo per il suo buongusto, ma anche per le passate battaglie proprio contro le «brutture», come quella di una decina di anni fa, quando Perusini fu acido nel liquidare il monumento al ciclista, poi piazzato in ponte de Pria, in viale Burchiellati: « La città di Arturo Martini e di Toni Benetton, ma anche di Antonio Canova e di Sergio Storel e di Carlo Conte», diceva Perusini nel 2002, «non merita un altro simile affronto: basta con paracadutisti, cavalleggeri, santifranceschi, portedellapace, vedove, ancore, eliche, orfani. Basta con le celebrazioni di codesti superdrogati del ciclismo. Questa povera città, già famosa per falsi pittori, tipo Vangò (lo scandalo dei falsi Van Gogh, ndr), si avvia a diventar famosa per falsi scultori; né mancano, ad essere appena attenti, i falsi musicisti e i falsi letterati; i falsi architetti e i falsi urbanisti: neppure il realismo socialista era sceso tanto in basso». Una bocciatura sonora di «scarponi, vedove e orfani, con tutto rispetto, ciclisti, paracadutisti, santifranceschi e cavalleggeri. Quieta non movère. Vigliaco chi fa onde», con la sola promozione a pieni voti dell’allora nuova pescheria targata Toni Follina.

    Un Perusini impietoso anche con la statua dedicata a Mario del Monaco, opera criticatissima, perdipiù sistemata in un punto sbagliato, piazza Borsa, con una inclinazione ridicola (è rivolta verso il teatro comunale dedicato al grande tenore) e un basamento dal sapore funerario che, paradossalmente, desta ilarità da quanto è brutto.

    Ma la bocciatura estetica è senza appello anche per il monumento al fante di viale Tasso, un sasso; quello al paracadutista sempre sulle mura; ai cavalleggeri. E via di questo passo. Ma non brilla per caratura estetica nemmeno la statua di San Francesco davanti all’omonima chiesa. Non ha moltissimi ammiratori nemmeno un’altra opera di Balljana, la «latera», la portatrice di latte, inaugurata due anni alle Stefanini. Si divide invece da sempre tra favorevoli e contrari la grande sfera di Toni Benetton oggi visibile in via Roma: ci si divide più sulla sua grandezza, non certo sulla qualità artistica dell’opera di Benetton, che tra l’altro non ha nulla di celebrativo.(a.z.)

    08 agosto 2012
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