La ditta di Sernaglia sblocca lo stallo degli ultimi 4 anni: per i sindacati ora nessuno resterà a casa
Nardi Elettrodomestici, salvi 160 operai. Aveva vacillato, la storica ditta di Sernaglia, ma le ultime ore sembrano sbloccare una situazione di stallo che si protraeva da almeno quattro anni. Da quando, cioè, nel 2008 la dirigenza aveva firmato la prima cassa integrazione ordinaria. Da allora si sono succedute due tornate di cassa ordinaria, e due di straordinaria, tenendo col fiato sospeso i lavoratori. A giorni è prevista l’assemblea con i rappresentanti di Fiom Cgil: si deciderà se a settembre ci sarà ancora bisogno, e quanto, degli ammortizzatori sociali. Sindacati e titolari convergono però su un punto: nessuno resterà a casa. La Nardi Elettrodomestici ha la sede legale a Milano, ma il clou della produzione spetta allo stabilimento di via Marconi a Sernaglia. Un totale di 300 dipendenti, includendo anche le sedi dislocate in Polonia e Portogallo. Azienda storica, nata nel 1958, il cui fondatore e titolare Gianni Nardi, già vicepresidente del Milan dal 1984 (era originario di Soligo). Un fatturato di 75 milioni di euro, e prodotti venduti in 80 Paesi.
Dopo anni di fiorente export di prodotti per la cottura, il freddo e il lavaggio, nel 2008 i primi segnali della crisi. Da gennaio 2009, 130 lavoratori di Sernaglia erano entrati in cassa integrazione ordinaria, rimanendo a casa due giorni a settimana. Nonostante la crisi, non si è mai dovuti ricorrere alla cassa a zero ore, né a quella in deroga. Una situazione che si è protratta fino a oggi, e che ha permesso tuttavia di mantenere intatta la forza lavoro. Gli esuberi sono stati scongiurati anche nella sede di Milano, dove lavorano solo impiegati. Lì è stato firmato un contratto di solidarietà, tra azienda e sindacati, che permette la diminuzione dell’orario di lavoro evitando la riduzione del personale. Il contratto di solidarietà è la formula che le parti sociali proporranno anche a Sernaglia nell’assemblea in programma a breve.
Un accordo per certi versi migliore rispetto alla cassa integrazione, perché garantirebbe ai lavoratori un salario più elevato. La proposta di Nardi, per certi versi, sarebbe ancora più allettante: riduzione delle ore di cassa integrazione, e progressivo ripristino della piena occupazione. In ogni caso, gli accordi entreranno in vigore a settembre, dal rientro dalle ferie. La negoziazione tra i due possibili scenari è di per sé una sicurezza per i 160 dipendenti, sicuri di mantenere il posto di lavoro anche dopo le ferie d’agosto.
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