Sono operai che dal 2006 in avanti hanno lavorato con i contratti a termine e che sulla carenza di causali, ritenute illegittime, hanno a suo tempo intentato la causa, essendo quindi reintegrati dal giudice
SUSEGANA Mancava dal lavoro da ben tre anni. E non di sua iniziativa, ma perché l’Electrolux non gli aveva rinnovato il contratto a termine. L’operaio ghanese si è rivolto alla magistratura, si è armato di pazienza ed ha atteso. Il giudice lo ha riassunto e ieri, sorridente, l’immigrato si è presentato al lavoro. Nulla a che vedere con il “caso Fiat”. Electrolux è lontanissima dal differenziare i lavori secondo la tessera sindacale.
Ma in questi mesi è il terzo dipendente che deve riassumere. Si tratta, appunto, di operai che dal 2006 in avanti hanno lavorato con una molteplicità di contratti a termine e che sulla carenza di causali, ritenute illegittime, hanno a suo tempo intentato la causa, essendo quindi reintegrati dal giudice del lavoro, con dei contratti a tempo indeterminato.
Ad evidenziare l’importanza del fatto è la Fiom Cgil, in una nota, con la quale, tra l’altro, si informa che sono una cinquantina i lavoratori, che hanno sottoscritto volontariamente l'uscita in mobilità con l'incentivo dei 30.000 euro lordi, previsti dal piano sociale del 31 marzo dell’anno scorso, su un totale di esuberi dichiarati di oltre 350 operai e una decina di impiegati.
Incentivi, questi, che sono stati confermati nell'accordo sindacale firmato tra direzione di gruppo Electrolux e Fim Fiom Uilm nazionali a marzo 2012. La direzione di Electrolux, per ragioni produttive, ha scaglionato le uscite fino a fine anno, ma l'impegno all'accettazione della messa in mobilità è stato sottoscritto dai lavoratori interessati entro il 30 giugno. «I lavoratori che hanno accettato la mobilità sono tutti operai e operaie», fa sapere Paola Morandin, delegata sindacale della Fiom. «Circa un terzo sono migranti, dato in media con la presenza di migranti in stabilimento.
Mentre di molto superiore alla media sono le uscite delle donne, circa il 65% del totale uscite. La ragione più probabile, oltre alle difficoltà economiche per la perdita di salario collegato all'uso della cassa integrazione, va ricercata nell'aumento dei ritmi di lavoro, causa dell'aggravarsi delle malattie muscolo scheletriche in stabilimento». Da luglio a tutto settembre l'incentivo all'uscita scende a 22.000 euro, per poi passare a 15.000 euro per chi decidesse di uscire entro marzo 2013.
Mentre pochi lavoratori hanno scelto l'incentivo per l'auto imprenditorialità che rimane comunque disponibile, con 37.000 euro lordi complessivi fino a scadenza dell'accordo a marzo 2013.
Francesco Dal Mas
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