Lo studio commercialista Tondo, in centro, sfornava finti contratti di lavoro per immigrati agganciati davanti al Panorama
Per ottenere il permesso di soggiorno serve un lavoro qui. Oppure, allo straniero, serve conoscere il ragioniere commercialista Pietro Tondo e pagare una cifra dai 250 ai 1.000 euro. Funzionava così, secondo quanto ricostruito dalla squadra mobile di Treviso: bastava pagare per avere tutte le carte false (finti contratti di lavoro, versamenti Inps fasulli) necessarie per ottenere il permesso di soggiorno. Ora Tondo è in carcere, e con lui i suoi due più stretti collaboratori in questo colossale giro di denaro e documenti falsi: Vincenzo D’Oria, 47 anni, ex imprenditore, e Riccardo Massaggia, 34 anni. Altre tre persone sono indagate, ma in questura garantiscono: l’indagine è certamente destinata ad allargarsi ad altri nomi.
Lo studio del ragioniere commercialista è al numero 4 di via Cattaneo, zona Eden. Gli stranieri venivano “agganciati” soprattutto nel parcheggio del supermercato Panorama. Il palazzone della questura è giusto in mezzo. E di mezzo, in ogni senso, si è messo in particolare l’ufficio immigrazione che ha drizzato le antenne su qualcosa che non tornava. In particolare: come mai a questa piccola impresa edile uninominale di Povegliano fanno riferimento i contratti di assunzione di ben 23 stranieri? Possibile? No, evidentemente. Da lì è partita un’indagine minuziosa, durata quasi un anno, che ha permesso di smascherare il trucco. Quell’impresa edile, la cui attività in realtà era già cessata, faceva capo a Vincenzo D’Oria. Con i finti contratti di assunzione, corredati poi anche da false dichiarazioni Inps, il commercialista complice Tondo - secondo l’accusa - preparava agli stranieri tutto l’incartamento da mandare in questura per ottenere il permesso di soggiorno. Il prezzo, come detto: dai 250 ai 1.000 euro, a seconda di quanti documenti servissero.
Almeno un centinaio, come detto, gli stranieri certamente coinvolti in questo giro. «Non sono penalmente perseguibili, pagavano ed erano vittime di questo meccanismo», dice il questore di Treviso, Carmine Damiano. Ma di loro che sarà? In mano hanno un permesso di soggiorno ottenuto grazie a carta straccia. «Valuteremo le loro posizioni, ma è probabile che ci sarà la revoca dei permessi di soggiorno», dice ancora Damiano. Una doppia beffa, insomma. A “reclutarli” era un ghanese, anche lui indagato: l’africano, quando veniva a sapere di qualche straniero che aveva problemi nell’ottenere o rinnovare il permesso di soggiorno, faceva il nome del ragionier Tondo. Agganciavi i potenziali “clienti” al supermercato Panorama e in un bar nelle vicinanze: andare nello studio di Tondo, poi, era questione di pochi passi.
A coordinare le indagini della squadra mobile è stato il pubblico ministero Valeria Sanzari, che ha poi chiesto - e ottenuto - al gip Umberto Donà l’ordine di custodia cautelare per Tondo, D’Oria e Massaggia: i tre sono ora in carcere a Treviso, dovranno rispondere di falso e di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. «Un’indagine minuziosa e classica, senza intercettazioni», dice Roberto della Rocca, dirigente della squadra mobile, «e portata avanti con il lavoro certosino dell’ufficio immigrazione che ha spulciato migliaia di carte». E indagine che non è finita qui: gli stranieri coinvolti potrebbero essere ben più dei circa cento già sentiti in questura.
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