Tutti uniti sull’Imu. Appello ai comuni «Aliquote più basse»

Unindustria, sindacati, artigianato, commercio e agricoltura È un coro: «Ritocco al ribasso dello 0,3 su case e capannoni»

    di Enrico Lorenzo Tidona

    «L’Imu sarà una stangata. Abbassate le aliquote». Scatta oggi l’appello corale del mondo economico trevigiano (dai sindacati agli imprenditori) stampato su una lettera aperta inviata a tutti i sindaci della Marca per chiedere di non calcare la mano con l’Imu, la nuova imposta sugli immobili che sostituisce l’Ici e che vedrà crescere l'imposizione sugli immobili fino al 100%.

    Un raddoppio insostenibile, secondo il fronte unico formatosi sotto l’egida delle categorie economiche e sindacali trevigiane, che già nelle prossime settimane presidieranno tutti i consigli comunali della Marca convocati per deliberare sugli eventuali aumenti dell'aliquota. Le categorie chiedono infatti agli amministratori locali di abbassare dello 0,3% la quota base dell'Imu (fissata allo 0,4% per la prima casa e allo 0,76% dalla seconda abitazione in poi, capannoni compresi) invece che, come sembra ormai acclarato, alzarla fino allo 0,3%. Una tolleranza in alto e in basso permessa dal decreto Salva Italia che, se utilizzata sulla parte alta della “forchetta”, rischia di mandare all’aria i bilanci di famiglie e imprese. «Nei prossimi mesi ci sarà una mobilitazione eccezionale per testimoniare la ferma volontà di veder accolta una giusta richiesta che imprese e lavoro avanzano unitariamente», spiegano nella lettera i 15 firmatari, pronti a chiedere «a ciascun Comune della provincia di evitare l’aggravio di nuove e pesanti tasse».

    L'obiettivo è condiviso da tutte le parti sociali, industriali in testa, per nulla disposti a pagare il salasso in arrivo appesantito, oltre che dal rialzo delle aliquote, anche dalla revisione delle rendite catastali. «Secondo le nostre proiezioni la nuova Imu comporterà aggravi dal 35 al 100%», spiega il presidente di Unindustria Alessandro Vardanega, anch’egli firmatario della lettera, «Un nostro associato dovrà sborsare per un capannone da poco sfitto 50 mila euro contro i 20 mila euro pagati ai tempi dell’Ici. Un eccesso che non si giustifica. La preoccupazione è davvero forte. Non è pensabile un ulteriore aumento della pressione fiscale, già a livelli elevatissimi». Secondo il numero uno dell’associazione industriali il 2012 è un anno già compromesso dal punto di vista economico, con poche chance di ripresa e portafogli ordini delle aziende che arrivano al massimo a due mesi. Le famiglie, invece, non riescono a stringere la cinghia più di quanto già fatto nei mesi scorsi. «Invece che alzare l’Imu i nostri Comuni devono cercare di aggregare sistemi e servizi, come abbiamo indicato noi in uno studio costatoci 100 mila euro» continua Vardanega «una soluzione percorribile ma frenata da un individualismo imperante. Prima di chiedere l’eliminazione degli sprechi a Roma dovremmo dare l’esempio».

    15 aprile 2012
    Casa di Vita

    Insalata di avena con bresaola e melone alla menta

    Altri contenuti di Cronaca

    Annunci

    • Vendita
    • Affitto
    • Casa Vacanza
    • Regione
    • Provincia
    • Auto
    • Moto
    • Modello
    • Regione
    • Regione
    • Area funzionale
    • Scegli una regione

    Negozi

    ilmiolibro

    Oltre 300 ebook da leggere gratis per una settimana

     PUBBLICITÀ