Caso Compiano , il questore non ci sta

Damiano batte i pugni contro la procura che derubrica: a rischio la sicurezza pubblica, violazioni palesi. La Cgil: assurdo

    Nervi tesi, ieri mattina, ai piani alti della questura di Treviso. La gelata con cui il procuratore Francesco Cicero ha derubricato la maxi inchiesta sugli spostamenti di denaro non tracciato effettuati dai portavalori della north East Services (gruppo Compiano), ha creato non pochi malumori. Le carte depositate in procura, a detta degli investigatori, parlano chiaro. Così come le anomalie riscontrate con appostamenti e verifiche in loco degli agenti. «Una palese violazione della norma di sicurezza – fanno sapere in questura – che non riguarda solo mere procedure l’intera gestione della sicurezza dei carichi, delle persone che lavorano per l’azienda, dell’incolumità pubblica». Non si tratta solo di aver dimenticato di dichiarare in questura che i portavalori viaggiavano con milioni di euro (la polizia ha accertato che i registri venivano compilati per no far risultare i supercarichi), ma si aver sottovalutato il rischio che questi rasporti fantasma potevano comportare. «E’ un fatto gravissimo – chiarisce il questore – che il regolamento sia stato ignorato. I controlli sono stati doverosi, le sanzioni sono giustificate dai riscontri e dalla norma di legge».

    Non è piaciuto che il prefetto abbia bocciato in fretta la richiesta di sospensione della licenza avanzata dalla questura. Nè che il procuratore propenda per punire gli illeciti della North East Services e i due responsabili (il presidente Luigi Compiano e il dirigente Filippo Silvestri) con una semplice contravvenzione. A difendere la posizione dell’azienda c’è la voce forte dell’avvocato Malvestio, un nome che nel foro di Treviso pesa, e non poco. Ma a spalleggiare la posizione intransigente di Carmine Damiano c’è anche il sindacato, quello che all’indomani della denuncia puntò il dito duramente contro chi «mandava i vigilantes allo sbaraglio». Paolino Barbiero, segretario provinciale Cgil, oggi rincara la dose: «Il problema non era sospendere la licenza, ma punire l’irregolarità. Non può passare il messaggio: se sbagli, paghi due lire e tutto è finito. Ancor più se sono state messe a rischio delle persone. Servono dei segnali. Altrimenti pare paghino solo gli extracomunitari che non hanno più permesso di soggiorno»

    E il testa a testa sul caso compiano si sta facendo sentire anche tra le fila dei vigilantes. Quelli del gruppo Compiano (che a dicembre avevano chiesto un incontro al prefetto proprio per discutere alcune questioni riguardanti l’occupazione), ma anche i colleghi da altre parti d’Italia che criticano duramente «condizioni lavorative rischiose e assenza di tutele».

    15 febbraio 2012

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